Venerdì, 17 Giugno, 2022

IL FUOCO DELLA VERGINE, PARTE SESTA

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Granduchessa Olga Nikolaevna Romanova di Russia, 1910, Giu. 2022

Granduchessa Olga Nikolaevna Romanova di Russia, 1910

 

Papà chiede a tutti [...] che non cerchino di vendicarlo [...] poiché il male che adesso domina nel mondo diventerà ancora più grande. Il male, infatti, non può sconfiggere il male, ma solo l'amore può farlo. [Santa Olga Nikolaevna Romanova]

 

M. A. S. apparteneva ad un’antica famiglia della nobiltà russa, sopravvissuta in maniera rocambolesca ad entrambe le rivoluzioni bolsceviche, la quale affermava di discendere nientemeno che dalla dinastia varega dei Rjurikidi ed ebbe inizio nell’anno 862 dell’Era Cristiana con il leggendario principe di Velikij Novgorod: Rjurik. Invito il lettore a prendere questa informazione con beneficio di inventario, in quanto personalmente non sono stato in grado di verificarla.
Di certo era persona enormemente influente, anche se dopo la messa in scena della resurrezione di Vladimir Ilich Ulyanov, più conosciuto con lo pseudonimo di Lenin, aveva dovuto tenere un basso profilo.
La ‘resurrezione’ di Lenin, che dal suo mausoleo sulla Piazza Rossa, a Mosca, sarebbe uscito, alzandosi dalla sua tomba, ad un comando del vescovo di Nur Sultan, fu in realtà una sceneggiata organizzata dal rabbino Z., il quale disponeva allora di tecnologie abbastanza avanzate e sufficientemente sconosciute al grande pubblico per potersi lanciare in un’impresa del genere, con la complicità di tutti i mezzi di informazione e delle principali personalità politiche e del mondo dello spettacolo, che poi erano spesso la stessa cosa.

Questa commedia si svolse poco dopo la fine del Terzo Atto della Guerra del Sangue contro l’Oro (fu una lotta rigorosamente di bianchi contro bianchi) ed ebbe per pubblico popoli stremati dalla guerra e dalle carestie che avrebbero creduto a qualsiasi cosa pur di tornare ad una vita tranquilla o poter sprofondare in qualche irrealtà virtuale in santa pace, vale a dire pur di non dover fare delle scelte e prendersi delle responsabilità.
A quel tempo, tutti i popoli slavi, ovvero ciò che ne rimaneva, erano stati riuniti sotto un’unica bandiera; Lenin II, costatando i danni che aveva prodotto il capitalismo e affermando che i recenti orrori mai si sarebbero dovuti ripetere, aveva dichiarato che la felicità consisteva non nel possedere in comune i mezzi di produzione ma, perfezionando la sua parodia del messaggio di Cristo, nel non possedere niente. Niente nel mondo fisico, perlomeno, giacché in quello digitale si poteva comprare qualsiasi cosa, disponendo di un adeguato numero di asciitcoin.

E le fu concesso di dar vita a quella statua, perché potesse parlare e ordinare che fossero messi a morte tutti quelli che non lʼadoravano.

Vi erano, è vero, caste a cui non si applicava il divieto di possedere oggetti, case e quant’altro, ma anche queste erano pesantemente limitate (abbiamo visto, ad esempio, che serviva un marchio per comprare o vendere, e c’era comunque sempre un limite legale alla quantità di beni che si potevano possedere, in base al proprio credito sociale).

M. A., dicevo, teneva un profilo basso, ma non aveva dimenticato gli eccidi compiuti dal primo bolscevismo, anche a danno di alcuni suoi antenati, e soprattutto era diretto testimone di quelli in atto ad opera dei nuovi bolscevichi, dal vescovo di Nur Sultan al rabbino Z., fino all’ultimo ‘stronzo collaborazionista qualunque’ – come lui stesso si esprime, in ottimo francese, in un diario che è incredibilmente pervenuto fino ai giorni nostri.
Caratterialmente affine a Yakov, stabilì con lui ottimi rapporti fin da subito. Questi lo aiutò ad ottenere un certificato di esistenza in vita falso, in modo tale che, all’occorrenza, potesse sempre far finta... di essere vivo…
Non l’aveva voluto per trarne un qualche vantaggio materiale, semplicemente credeva che avrebbe potuto rendersi utile al prossimo in maniera più efficace da una posizione di potere.
M. A., oltre alla colpa di essere un aristocratico nel sangue e nello spirito in un mondo completamente livellato, aveva anche la colpa di credere alla Resurrezione del Cristo, e doveva perciò muoversi con estrema cautela. Fu proprio frequentandolo, per il rispetto che gli suscitava l’amico, che Yakov iniziò ad avvicinarsi al Cristianesimo.

Quando M. A. aveva riferito al servo di Yakov sulle possibilità di recuperare Misha dalla zona N, aveva omesso un’informazione.
Negli anni, egli aveva raccolto le prove che dimostravano che Lenin non era mai resuscitato, avendo, come detto in precedenza, anche un modo per pubblicare certe informazioni garantendo loro visibilità. In un mondo normale, ciò avrebbe potuto completamente destabilizzare la struttura di potere, il rabbino Z. ed il vescovo di Nur Sultan c’erano dentro fino al collo. Ma quello – pensava M. A. - non era un mondo normale, o forse il vertice del potere terreno non era umano. Se il vescovo di Nur Sultan diceva che aveva tramutato delle pietre in pani, allora le pietre erano diventate pani ed il caso era chiuso, come se un Incantesimo agisse sulle menti dei più facendo loro accettare acriticamente qualsiasi cosa.
I ricatti erano un ottimo strumento con i quadri medi della gerarchia, ma non potevano scalfire la punta della piramide. E del resto non serviva: la base era e sarebbe restata marcia. M. A., perciò, si limitava stoicamente ad archiviare, forse solo per far qualcosa e tenersi in allenamento.
Del resto per lui valeva ciò che considerava l’ultimo ordine del suo re, il quale aveva espressamente dichiarato di non voler essere vendicato. L’amore, si diceva, pensando alle parole della granduchessa Olga Nikolaevna Romanova di Russia, può sconfiggere il male, e, già che c’è, muovere le stelle. Solo... in che modo, precisamente?

 

Ospiti d’Oltremare, Nicholas Roerich, Giu. 2022

Ospiti d’Oltremare, Nicholas Roerich

 

Quel pomeriggio se ne stava alla scrivania, assorto nei suoi pensieri, senza scrivere o leggere nulla, ascoltando il poema sinfonico ‘Le Chant du rossignol’ di Igor Fyodorovich Stravinsky.
“È una fortuna che lo Zar non veda in che condizioni si trovi la Russia, la nostra Russia, la Santa Russia. Solo rovine, macerie, perversioni di ogni genere, sfaldamenti… e non si vede la fine di tutto questo all’orizzonte, anzi pare che vada sempre peggio.” - prendeva su di sé la sofferenza che voleva risparmiare al suo re, il quale pur doveva aver visto in maniera inequivocabile il futuro che attendeva la Terza Roma e aveva scelto, per evitare inutili spargimenti di sangue, di non intervenire. Eppure M. A. si sentiva in difetto nei suoi confronti, si chiedeva se avesse potuto fare qualcosa di più, senza darsi pace.
“Alcuni, fra i migliori, oggi cercano e desiderano la Morte, ma questa fugge da loro. È un vero inferno.”

Fu in questo stato d’animo che decise infine di recuperare un vecchio libro dalla sua biblioteca, a proposito delle leggende sul Santo Graal, e tornò a riflettere sul perché questo apparisse in stretta relazione con le donne, portato da vergini o donne coronate, le quali finivano per incorporare alcune caratteristiche dello stesso Graal. Forse Yakov avrebbe potuto dargli qualche spunto per ulteriori ricerche.

 

Ave, o Maria, piena di grazia,
il Signore è con te.

 

DARYA

 

Tra Cielo e Terra fu amore a prima vista, un fulmine a ciel sereno trafisse i loro cuori. Chiesero al Sole di esser lasciati soli. Le nubi accorsero ad oscurare il Cielo e fu buio anche sulla Terra.
Saette e tuoni, fuoco e vento, la scuotevano e incendiavano: era come se l’Oceano sopra il Firmamento avesse voluto riversarsi sulla Terra, già fradicia.
Poi, sfiniti, si respinsero, fingendo di non conoscersi nemmeno; apparve un fascio di luce a rinnovare la loro alleanza. Ci fu molta calma.

Darya, completamente inzuppata, aspettava fuori dal portone chiuso. Finalmente un’aiutante di Katanna le aprì, coperta solo da un pezzo di stoffa, ed ella scese per una scala fino a trovarsi in uno scantinato, dove l’avvolse l’odore di incenso e di olio essenziale. In alto, una piccola finestra oscurata, che dava sul cortile dell’edificio semi abbandonato, consentiva un minimo di ricambio d’aria. Katanna, completamente nuda, spiegava qualcosa ad un uomo, anch’egli nudo.

 

Tavolino da tè con samovar e anemoni, Granduchessa Olga Alexandrovna di Russia, Giu. 2022

Tavolino da tè con samovar e anemoni, Granduchessa Olga Alexandrovna Romanova di Russia

 

“L’Occhio di Shiva fulmina Kama, il dio dell’amore, che aveva tentato di destare in lui il desiderio per la sua donna. Tu devi essere Darya!” - concluse voltandosi verso la porta. “Benvenuta!”.
A Darya fu offerto un tè caldo, Katanna la invitò, mentre lo preparava, a farsi una doccia e ad appendere i suoi vestiti da qualche parte per farli asciugare. Quando tornò, avvolta anche lei in un pareo, si sedettero tutti in cerchio sul pavimento – nella piccola stanza c’erano una dozzina di persone - e si presentarono a Darya, raccontando brevemente qualcosa di loro. Lei poi, ancora spaesata, fece lo stesso. Le chiesero del viaggio e quale fosse la sua prima impressione sulla nuova Leningrado. Benché questa città fosse solo un’ombra di ciò che era stata, la guerra l’aveva risparmiata e Darya espresse un’opinione positiva, sull’onda dell’emozione del viaggio; del resto cosa poteva aver visto, appena arrivata?

In quel tempo vi era un limite al numero di persone che potevano incontrarsi in un’abitazione privata, e questo era di molto inferiore a 13. Qualsiasi cosa si facesse, in genere, si poteva star certi che ci fosse una legge che lo vietasse espressamente.
Il gruppo si dedicò inizialmente ad esercizi sulla respirazione, per quanto anche questa era diventata una pratica problematica, a causa delle restrizioni in vigore sulle emissioni di anidride carbonica. Darya, nonostante, come si è detto, fosse molto scettica, si ricordò delle parole di Yakov e decise di lasciarsi andare.

 

Tu sei benedetta fra le donne
e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù.

 

MISHA

 

Misha aveva l’impressione che le “notti” si accorciassero sempre di più, e il conto che aveva provato a tenere del tempo che scorreva gli pareva ormai talmente inesatto da risultare inutile. Dormiva poco e male e si trovava in uno stato in cui non poteva più distinguere il sogno dalla realtà. Nella sua cella si trovavano ora due fra i fratelli Karamazov, protagonisti del noto romanzo di F. M. Dostojevskij. Discutevano animatamente a proposito di Gesù. Alyosha si scaldava e Ivan rideva, divertito, scambiandosi di tanto in tanto battute con qualcuno che Misha non vedeva. Ad un certo punto, quasi seccato, comparve lo stesso Dostojevskij: “Io non ho scritto questo!”.
Misha era meravigliato.
“Che importa, l’ho scritto io!” - ribatté Ivan, forse su suggerimento del suo amico invisibile.
“Fyodor Mikhailovich!” - esclamò Alyosha felicissimo di rivedere… il proprio autore.
Dostojevskij si guardava intorno, non potendo fare a meno di notare quanto fossero diventate inumane le condizioni dei detenuti rispetto ai tempi della sua prigionia in Siberia. E quanto ‘entusiasmo amministrativo’, come l’aveva brillantemente definito, vi era negli aguzzini di Misha!
Si fece cupo.
“Anche ciò che vide Solzhenitsyn è nulla” – confermò Ivan, che pareva potergli leggere nella mente. “Io vi avevo avvertito: gli uomini, nel complesso, non possono sopportare il peso della libertà, Cristo fu troppo esigente nel pretendere che divenissero dèi! Essi vogliono semplicemente esser sfamati. 'Fateci schiavi, ma sfamateci!' - così gridano a gran voce, invocando il vescovo di Nur Sultan. Provate a parlar loro di libertà: finireste ben presto in qualche cella tipo questa perché sarebbero loro stessi a segnalarvi alle autorità. Ma voi, Fyodor Mikhailovich, eravate convinto che la bellezza avrebbe salvato il mondo. Ebbene, dov’ è questa bellezza?”
Alyosha avrebbe voluto dir qualcosa, ma si trattenne.
“Per uno come Misha, un giusto senza essere santo, ce ne sono diecimila che venderebbero la madre, se trovassero qualcuno disposto a pagargli qualche rublo!”
“Non ci sono più i rubli.” – si permise di intromettersi Misha. “Oggi si usano gli asciitcoin.”
Tutti improvvisamente si voltarono verso Misha, stupiti che potesse parlare, ed egli provò una strana sensazione.
“Beh, come volete, rubli, asciitcoin, fa lo stesso. Dov’è, allora questa bellezza che salverà il mondo?”

In quel momento entrò nella stanza Sofia, non diceva nulla e sorrideva a Misha.
“Sofia!” - esclamarono all’unisono Misha ed Alyosha, quest’ultimo arrossendo per la bellezza di lei. Il compagno invisibile di Ivan si dileguò all’istante e poco dopo scomparve lo stesso Ivan. “Sofia” – mormorò Dostojevskij.
Ella si avvicinò a Misha e gli prese la mano nelle sue.
“Vieni con me.”

 

Santa Maria, Madre di Dio,
prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte.

Amen.

Martedì, 14 Giugno, 2022

IL FUOCO DELLA VERGINE, PARTE QUINTA

Cattedrale della Resurrezione di Cristo, San Pietroburgo, Giu. 2022

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Cattedrale della Resurrezione di Cristo, San Pietroburgo, Giu. 2022

 

Cattedrale della Resurrezione di Cristo, San Pietroburgo

 

...Nelle chiese abbandonate si preparano rifugi / e nuove astronavi per viaggi interstellari… [Franco Battiato & Alice, Eurovision 1984]

 

“Yakov!” – Una voce né maschile né femminile lo svegliò, chiamandolo per nome. Yakov si guardò intorno ma, oltre a Darya, che dormiva, non c’era nessuno. Non era la prima volta che veniva svegliato a quel modo.
I lunghi capelli neri coprivano parzialmente il volto di Darya, girata su un fianco, per sparpagliarsi infine sul cuscino. Nel sonno si era leggermente scoperta, lasciando in bella vista la sua bianchissima schiena.

“Per fortuna, niente tatuaggi.” – pensò Yakov fra sé. Confidava nel fatto che Katanna le avrebbe fatto capire la necessità di tagliare dalla sua vita alcune cose che la tiravano verso il basso, imprigionandola. Riconosceva, da sempre del resto, che c’era del potenziale inespresso nella giovane donna. Non era completamente succube dell’Incantesimo, eppure non si situava nemmeno tra coloro che Yakov definiva ‘i vivi’, di cui, poi, esisteva tutta una gerarchia. La abbracciò, ma solo col pensiero, si fece un segno, e se ne andò, cercando di non far rumore. Non era passata più di un’ora e mezza da quando si era addormentato.
All’ingresso incontrò Luka, per niente stupito di vedere un uomo uscire dalla camera di Darya quanto piuttosto perplesso dal fatto che quest’uomo fosse Yakov.
“Luka!” – gli sorrise quest’ultimo. “Che piacere vederti!”.
Si sentì in dovere di fornire alcune spiegazioni, così raccontò brevemente cosa gli era accaduto e i dubbi di Luka si dissolsero.
“Penso che ci vedremo presto, ho inventato un nuovo gioco, ora però devo scappare. Tua madre dorme. Dille, per favore, quando si sveglia, che sono dovuto uscire perché ho un appuntamento.”

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Giovedì, 9 Giugno, 2022

IL FUOCO DELLA VERGINE, PARTE QUARTA

Santa Filomena di Roma, Giu. 2022

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Parte seconda: http://nachtigall.pl/index.php?post/2022/05/22/IL-FUOCO-DELLA-VERGINE%2C-PARTE-SECONDA

Parte terza: http://nachtigall.pl/index.php?post/2022/06/04/IL-FUOCO-DELLA-VERGINE%2C-PARTE-TERZA

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Santa Filomena di Roma, Giu. 2022

 

Santa Filomena di Roma, soldato di Cristo

 

In essa c'è uno spirito intelligente, santo,
unico, molteplice, sottile,

mobile, penetrante, senza macchia,
terso, inoffensivo, amante del bene, acuto,
libero, benefico, amico dell'uomo,
stabile, sicuro, senz'affanni,
onnipotente, onniveggente
e che pervade tutti gli spiriti
intelligenti, puri, sottilissimi.
La sapienza è il più agile di tutti i moti;
per la sua purezza si diffonde e penetra in ogni cosa.
È un'emanazione della potenza di Dio,
un effluvio genuino della gloria dell'Onnipotente,
per questo nulla di contaminato in essa s'infiltra.
È un riflesso della luce perenne,
uno specchio senza macchia dell'attività di Dio
e un'immagine della sua bontà.
Sebbene unica, essa può tutto;
pur rimanendo in se stessa, tutto rinnova
e attraverso le età entrando nelle anime sante,
forma amici di Dio e profeti.
Nulla infatti Dio ama se non chi vive con la sapienza.
Essa in realtà è più bella del sole
e supera ogni costellazione di astri;
paragonata alla luce, risulta superiore;
a questa, infatti, succede la notte,
ma contro la sapienza la malvagità non può prevalere.

[Sapienza 7, 22-30]

 

Quando, rientrando a casa la sera, Yakov aveva scoperto che il suo appartamento era stato messo a soqquadro, aveva subito deciso che avrebbe passato la notte altrove; sentiva il bisogno di fare ordine tra le sue idee, non tra ciò che rimaneva dei suoi averi.

Si recò da Darya, una ragazza che conosceva in quanto spesso aveva fatto da accompagniatrice ad un politico con cui Yakov era stato in stretto contatto.
Darya aveva poco meno di vent’anni, ed era forse più giovane che realmente bella, ad ogni modo aveva una voce soave, una certa cultura ed un suo fascino, la sua compagnia risultava piacevole e con Yakov si erano stabiliti dei rapporti, se non di amicizia, certamente molto cordiali.

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Sabato, 4 Giugno, 2022

IL FUOCO DELLA VERGINE, PARTE TERZA

Signs of Christ, Nicholas Roerich, Giu. 2022

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Signs of Christ, Nicholas Roerich, Giu. 2022


Signs of Christ, Nicholas Roerich
 

Vi era, a quel tempo, nell'amministrazione della nuova Dnepropetrovsk, un ebreo di nome Yakov Abramovich Levaev. Di cosa precisamente si occupasse, e chi l'avesse messo lì, nessuno avrebbe potuto dirlo, ma tutti erano concordi nell'affermare che era una persona estremamente influente; molti gli dovevano soldi o favori, e altrettanti non avrebbero esitato, potendo, a chiedergli aiuto in caso di necessità.
Uomo sulla quarantina, Yakov era di bell'aspetto, alto e dallo sguardo fiero; molto riservato riguardo la sua vita privata, sembrava non avesse mai subito - dalle informazioni in mio possesso - l'attrazione, che spesso risulta vertiginosa e a volte fatale, verso i piaceri terreni.
Un mattino, di buon'ora, con l'andatura e il distacco dell'asceta che cammina in un mondo di rovine, si aggirava tranquillo per i corridoi dell'edificio governativo quando vide qualcosa che lo pietrificò.

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Domenica, 22 Maggio, 2022

IL FUOCO DELLA VERGINE, PARTE SECONDA

Sofia, May 2022

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Sofia, May 2022

Sofia, sollevandosi con leggiadria dai binari e attraversando il treno, si librò in volo, verso il Sole. Guardò in basso un'ultima volta, in direzione di Misha o, come lei lo chiamava a volte, Mikael. Poi, quando ormai il suo amato non fu più distinguibile, alzò lo sguardo. Una luce accecante si faceva sempre più intensa e totale. Improvvisamente apparvero dei mostri e dei demoni ma Sofia ordinò loro: "Lasciatemi".
E questi scomparvero.
Apparvero allora angeli e dèi ma Sofia rise di loro, di un riso soave, e anch'essi si dissolsero.
Rimase sola con la luce, c'era solo la luce e una sensazione di piacere così intenso che mai un corpo in carne ed ossa avrebbe potuto reggere. Sofia rimase per un attimo come stordita, ma subito si riprese.
"La luce non è altro da me" - si disse. Allora anche la luce si spense e Sofia - per quanto ne so - fu libera.

Misha, al contrario, era appena stato fatto prigioniero. Quando Sofia si era buttata sotto il treno in corsa, Misha era ormai lontano e non si accorse o non volle accorgersi di quanto accadeva.
Camminava, o meglio veniva trascinato, guardandosi le scarpe sporche del suo vomito, con neri pensieri. Ad un certo punto alzò lo sguardo verso il cielo e trasalì. Per un istante gli parve di vedere il volto di Sofia comparire fra le nuvole e intuendo cosa ciò significasse si gettò ancora di più nello sconforto. "No... no, no, no" - mormorava fra sé. "Dev'essere uno scherzo."

Limitati nella propria natura, ma con un’infinita capacità di desiderare, gli esseri umani spesso faticano a prendere sul serio la propria condizione, che non sentono affatto ‘propria’.

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Sabato, 26 Febbraio, 2022

MEMENTO AUDERE SEMPER

Memento audere semper

Memento audere semper

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Giovedì, 6 Gennaio, 2022

IL FUOCO DELLA VERGINE

La Madre del Mondo, Jan 2022

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La Madre del Mondo, Jan 2022

La Madre del Mondo

“...poiché in questa rosa erano contenuti Cielo e Terra in poco spazio” [Inno natalizio inglese del secolo XV, anonimo, riferito alla Vergine Maria]

“Un giorno mi dicesti che nei miei occhi avevi visto l’abisso, tutta la storia passata e futura del mondo, ricordi?” - chiese Sofia, guardando fuori dal finestrino del treno. “Sono forse la stessa cosa, l’abisso e la storia del mondo?” - aggiunse voltandosi e sistemando i bei capelli.
Quell’attimo era situato in un frammento di eternità a cui Misha accedeva agilmente con la sua memoria, e questa ogni volta gli restituiva la stessa vivida immagine, niente affatto sbiadita dal tempo, nitida e luminosa come se si trattasse del momento presente. Senza esitare, rispose: “Non saprei dire con precisione cosa sia l’abisso e in che relazione stia con la storia del mondo. Ma allora, per descrivere quello che vedevo, mi uscirono di bocca queste parole. Io… fu come se in un istante mi passassero davanti tutti gli effetti di tutte le cause secondarie che a loro volta derivavano da un’unica causa originaria… gli effetti generandosi ne chiamavano altri meccanicamente e io vidi allora l’effetto di tutti gli effetti, la Fine, per così dire, e l’Inizio. E li vidi ‘contemporaneamente’ se posso esprimermi in questa maniera imprecisa; non c’era il Tempo, infatti, in quella dimensione.
Ho detto che gli effetti ne generavano altri meccanicamente ma ciò non rappresentava, nella visione, un destino ineluttabile. Era sempre possibile che la volontà intervenisse, sciogliesse le cause, risalendo fino alla fonte, facendo dissolvere così gli effetti. In questo modo vidi non solo Passato e Futuro, ma ogni Passato e ogni Futuro possibile.”
Quelle belle parole scaldavano il cuore di Sofia e anzi si poteva dire che proprio immaginadosele prima di poterle ascoltare avesse formulato la domanda al suo amante.
Lei era stata, in fondo, la causa scatenante di quello stato dell’essere; così diceva a sé stessa. E anche Misha, che non raccontava nient’altro che la verità, provava un enorme piacere sapendo che per Sofia le parole che pronunciava erano motivo di gioia.
Così Misha, conoscendo, amava ed a quel modo Sofia, svelandosi, era amata.

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Martedì, 6 Luglio, 2021

STOLA DEI

Argument over a Card Game, Jan Steen, Jul 2021

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Argument over a Card Game, Jan Steen, Jul 2021


Argument over a Card Game, Jan Steen

Dopo aver screditato la virtù, questo secolo è riuscito a screditare anche i vizi. [N. G. Dávila]

Nel sogno il fiume scorreva senza avere apparentemente una fonte e senza sfociare mai in nulla, l’acqua era torbida, uomini e donne trascinati dalla corrente si abbandonavano alle passioni e ai vizi e questa sembrava l’unica “attività”, per così dire, nel fiume e oltre al fiume nel sogno non c’era nient’altro. Io mi trovavo lì come di passaggio, anche se non potrei dire di passaggio verso dove, visto che un altro posto dove andare apparentemente non c’era.
Improvvisamente mi svegliai, resomi conto di star sognando, o meglio credetti di farlo, giacché invece saltai da un sogno ad un altro.

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Sabato, 8 Maggio, 2021

CRISTO È RISORTO!

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Russian Easter, Nicholas Roerich

Russian Easter, Nicholas Roerich

"Khristos voskres!" - Urlava il batjuska Nikolaj, e la folla, riunita clandestinamente nella chiesa di Caterina e nel cortile a festeggiare la Pasqua in quella stellata e fredda notte primaverile, rispondeva a gran voce: "Voistinu voskres!".
"Cristo è risorto!" - urlava nuovamente, e ancora la gente ripeteva: "È veramente risorto!".
"Cristo è risorto!" - disse per la terza volta e per la terza volta, in risposta, grida vibranti e gioiose tagliavano l'aria, come spade: "È veramente risorto!". Ed era appunto una spada, mi sembrava di ricordare, che Cristo era venuto a portare: aria.
E veramente l'atmosfera era carica di gioia. Mi immaginavo le parole espandersi come vibrazioni nell'infinito e per l'eternità, in un modo analogo alle onde del mare, quando notai per la prima volta una rappresentazione di Gesù, dove la posizione delle braccia stilizzava, con le spalle, una saetta. Il braccio destro alzato, la mano sembrava rubare qualcosa dal cielo, quello sinistro abbassato, l'indice della mano indicante la direzione: terra. Ma cosa significasse, quale arcano si celasse dietro quell'imago, non riuscivo ad afferrarlo pienamente.

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Giovedì, 29 Aprile, 2021

LO SBOCCIARE DEL FIORE D’ORO

Pubblicato originariamente all'indirizzo http://alcesteilblog.blogspot.com/2021/04/lo-sbocciare-del-fiore-doro-racconto.html, domenica 11 aprile 2021

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Glory to the hero, Nicholas Roerich

 

Glory to the hero, Nicholas Roerich

 

“Usciamo a guardare le stelle” – disse Vera, alzandosi dal pavimento e lasciando cadere il rettangolo di stoffa di cotone che solo copriva le sue nudità. Si era stancata di parlare o forse non c’era nient’altro che si potesse o valesse la pena dire.
Per un istante mi ritrovai faccia a faccia con il suo sesso e mentre si allontanava ebbi l’impressione che il suo profumo mi avvolgesse. Seduto, come stordito, respiravo a pieni polmoni, in uno stato di assoluta beatitudine. Fu solo dopo quelli che mi parsero un paio di minuti che, ripresomi, mi alzai e, anche io nudo, la raggiunsi.
Il cielo di Fernando de Noronha, quella sera, era il più bel cielo che avessi mai visto. Mi immaginavo l’oceano sommergere l’isola ed io ad annegare, tranquillo, con l’immagine di quel cielo stampata in testa per l’eternità.
Non avevo mai visto Vera nuda prima di quel momento e ora tanta improvvisa disinvoltura mi aveva colto completamente alla sprovvista.
Passeggiammo a lungo, in silenzio, sulla battigia, poi ad un tratto ella mi disse qualcosa a proposito del comunicare con gli spiriti. “Parlerò solo con Dio” – le risposi scherzando, mentre incantato ammiravo la perfezione delle sue curve, su cui ancora, fino a poco prima, non avevo osato posare lo sguardo, mentre un brivido, chissà perché, mi attraversava in quel momento da parte a parte. Un brivido di terrore.
“Dio non parla, Dio è solo Amore. Se parlasse si avrebbe un dialogo, cioè uno scambio, un dare e avere, ma Dio è come il Sole. Per la luce e il calore che dà non chiede nulla in cambio.”
Teneva, mentre sussurrava queste parole con un filo di voce, gli occhi fissi nei miei, così io ad un certo punto non seppi più dove finisse lei e cominciassi io, nonostante alcuni invalicabili centimetri separassero i nostri corpi mortali. Seguì una lunga pausa.

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Mercoledì, 28 Aprile, 2021

LA CITTÀ DALLE NOVE PORTE

Pubblicato originariamente all'indirizzo http://alcesteilblog.blogspot.com/2020/06/la-citta-dalle-nove-porte-nachtigall.html, lunedì 1 giugno 2020

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Krishna (Spring in Kulu), Nicholas Roerich

Krishna (Spring in Kulu), Nicholas Roerich

 

BAIKAL


“Il mozzicone di candela, che si spegneva a poco a poco nel candeliere contorto, illuminava debolmente quella misera stanza, nella quale l'assassino e la prostituta, per una strana combinazione, s'erano uniti nella lettura del libro eterno.” [F. M. Dostojevskij]


Ovunque si volga lo sguardo è deserto di ghiaccio e neve, lo stesso sole, pure bellissimo in cielo, pare da giorni sorgere di controvoglia, con una comprensibile fretta di dileguarsi dietro l'orizzonte.
L'elettricità, sull'isola dove mi trovo, non è comparsa che con il nuovo millennio, suggello di fuoco a conclusione definitiva di un'epoca.
Nei pochi villaggi, gli alberghi costruiti dai cinesi risaltano come note stonate in una composizione altrimenti divina.
In questa terra di confine ancora regnano forze primordiali oscure e l'uomo si inchina alla di loro superiorità. Ma il limite che questa terra segna è nel tempo più che nello spazio: da una parte vi è il passato, dall'altra, oltre, l'oblio. Intorno a me è la stessa pace che si deve provare in fondo all'oceano.
Una folata di vento gelido mi scuote dai miei pensieri: presto farà notte. Ne va una buona oretta per tornare al villaggio. Mi metto in cammino, di ottimo umore.
Vedendomi arrivare, L. esce dalla banja e mi si fa incontro. Un brivido mi percorre la schiena, d'eccitazione e di freddo.
« Priviet. »
Slacciandomi il colbacco e abbassandomi la sciarpa, avrei sorriso di rimando, se solo la condizione dei muscoli facciali l'avesse consentito.
« Già qui? »
« Ho appena acceso. Tra venti minuti possiamo entrare. »

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