Martedì, 6 Luglio, 2021

STOLA DEI

Il racconto in formato pdf può essere scaricato all'indirizzo http://nachtigall.pl/racconti/stoladei.pdf

 

 

Argument over a Card Game, Jan Steen

 

Dopo aver screditato la virtù, questo secolo è riuscito a screditare anche i vizi. [N. G. Dávila]

Nel sogno il fiume scorreva senza avere apparentemente una fonte e senza sfociare mai in nulla, l’acqua era torbida, uomini e donne trascinati dalla corrente si abbandonavano alle passioni e ai vizi e questa sembrava l’unica “attività”, per così dire, nel fiume e oltre al fiume nel sogno non c’era nient’altro. Io mi trovavo lì come di passaggio, anche se non potrei dire di passaggio verso dove, visto che un altro posto dove andare apparentemente non c’era.
Improvvisamente mi svegliai, resomi conto di star sognando, o meglio credetti di farlo, giacché invece saltai da un sogno ad un altro.

Quando le cose ci sembrano essere solo quel che sembrano, presto ci sembreranno essere ancora meno. [N. G. Dávila]

“Sveglia!” – mi sussurrava una voce femminile.
Attorno a noi cadevano tante piccole, bianche, stelle di David, fiocchi di neve, la cui forma geometrica corrispondeva all’esagono polare del pianeta Saturno, il dio scacciato dall’Olimpo; simboli dell’inverno e dell’inferno.
Se si vuole celare un segreto, meglio esporlo in bellissima vista, ma camuffandolo dietro qualcosa dalle sembianze terrificanti o ridicole, in modo che chi avrebbe interesse a svelarlo, se ne tenga naturalmente a distanza.
Il fiocco di neve, candido come un angelo, cadeva dal Cielo per il troppo peso: Sat-urno, Sat-ana, Seth. Come Sette, il Settimo Cielo (se la Luna è il Primo e il Sole il Quarto) del Canto XXI del Paradiso. O come Sei, il sesto pianeta, i lati dell’esagono, il numero che chi ha intelligenza moltiplica per centoundici? Il satur-day è il sesto o il settimo giorno della settimana? Dipende da come si conta. Ma Saturno è Cronos, Crono, il titano del Tempo, quindi della Terra e della Materia, nome da cui derivano parole oggi inflazionate come corona (chi l’avrebbe detto?) o da cui si può ricavare l’anagramma corno, le corna, quindi Gli Amanti, la lama Sei e il cerchio si chiude – ma forse dovrei dire l’anello, tipo quello attorno al pianeta Saturno, e al dito anulare: Gli Amanti, l’unione di Shiva e Shakti!
Nel Sigillo di Salomone osserviamo l’anello che racchiude l’esagono, e sei puntini o sei stelle, come ad indicare astronomicamente la posizione del pianeta.
Saturno governa il Capri-corno, il cui simbolo è un capro, forse a questo punto espiatorio.
Sat-urno, come in di-urno o nott-urno; la radice sanscrita sat coincide con il termine essere (il verbo alla seconda persona singolare in italiano fa “tu Sei”), il Satya-yuga con la mitica Età dell’Oro, quella in cui, ça va sans dire, regnò Saturno.
Sempre a Saturno si riferisce il cubo nero, vale a dire l’esagono nelle tre dimensioni, come a Santa Ana, in California oppure la pietra nera, Blackrock, “pianificazione finanziaria e gestione degli investimenti”, il metallo pesante, l’Heavy Metal; nomi che sono di per sé tutto un programma.
Nel mito, Saturno scacciato si nascose nel Lazio, Latium, latere, ovvero di nuovo occultarsi. Sulla città si accettano scommesse…

 

L'occhio che tutto vede?

 

“Chi sono?” - chiesi indicando alcuni personaggi che si muovevano nell’oscurità attorno a noi.
“Viaggiatori del tempo.” - mi rispose la giovane donna.
Ci unimmo a loro ed arrivammo nel cortile di una chiesetta ben illuminata esternamente.
“Sai, mi piacerebbe visitare Dodici.” - mi confidò. Nel sogno, Dodici era un’antica città toscana, in cui ci ritrovammo istantaneamente, non appena l’ebbi pensato. Era pieno giorno, ci trovavamo nel giardino di una bella villa, intorno a noi cinguettavano degli uccelli.
“Riesci a capire quello che dicono?” - chiese lei.
In verità no, pensavo, svegliandomi. Non ancora.

Duecento anni fa era lecito confidare nel futuro senza essere completamente stupidi. Ma oggi chi può dar credito alle attuali profezie, dato che siamo noi lo splendido avvenire di ieri? [N. G. Dávila]

“Gli uccelli non guardano la televisione...” – riflettevo sbadigliando – “che cosa mai potranno aver da raccontare?”.
Infatti da molto tempo mi capitava di assistere unicamente a conversazioni che si basavano non sul mondo reale vissuto ogni giorno, ma su un mondo fatato visto in televisione o peggio studiato all’università e accettato come vero una volta per tutte. Quando mai capitava, certo per un qualche errore, alla realtà di fare irruzione nella mente di un mio interlocutore, o meglio di riaffiorare, ecco che subito veniva rimossa, con una scusa qualsiasi, e per un’istante era persino visibile sul volto di questi un’espressione di terrore misto a dolore. In quei casi, avevo notato, era meglio non mettere il dito nella piaga, come si suol dire. Del resto era solo un attimo, subito veniva ripescato dalla mente un qualche ragionamento contorto e contradditorio, ascoltato da qualche prostituta dell’informazione (artisti, filosofi, scienziati, giornalisti), come loro chiamavano l’Incantesimo, e imparato a memoria per poter continuare a negare l’evidenza in tutta tranquillità. Ma che dico negare: fare proprio come se non ci fosse.
Persino nel sesso non si rimaneva che in superficie, non avvenivano vere fusioni, persino del sesso, che pure veniva praticato compulsivamente, rimaneva ignota la dimensione reale e profonda, e rimaneva tanto più ignota quanto più ci si “liberava”, fino a diventare un fatto del tutto banale, una sorta di ginnastica in qualche modo necessaria.
E anche io, devo ammettere, per riuscire a seguire il filo dei discorsi e per avere di che conversare, mi ero come sdoppiato. Una parte di me ascoltava gli uccelli cinguettare, l’altra, parlando con qualcuno, si immergeva in quel mondo fantastico, di cui peraltro avevo notizie solo di seconda mano, non avendo accesso diretto al televisore, annuendo e sorridendo come si fa con i pazzi.
In quel mondo ovattato, ad esempio, esistevano dei politici che venivano eletti dalla gente comune, con il metodo del suffragio universale (ultimamente poi questo passaggio veniva saltato, essendo evidentemente diventato chiaro che era una perdita di tempo), e una volta eletti si occupavano di una cosa che ho sentito chiamare “il bene comune”, il cui significato non mi è del tutto chiaro, insomma sacrificavano la loro intera esistenza per i loro elettori e anche per coloro che non li avevano eletti, in una parola per il popolo (stavano sempre dalla parte del popolo), nonostante gli interessi di questi, degli elettori, fossero spesso discordanti o persino contradditori gli uni con gli altri… e quanto costava loro, ai politici, questo sacrificio, lo si poteva constatare osservando i loro volti emaciati. E come si scornavano appassionatamente gli elettori fra di loro, per difendere – gratuitamente - l’uno o l’altro dei loro preferiti e perfetti sconosciuti, e quanta fede riponevano in essi, pur sapendo, lo dicevano essi stessi in momenti di rara lucidità, che erano tutti corrotti, era tutto un teatrino, e dovendo pur constatare – era inevitabile – che la qualità della loro vita peggiorava di giorno in giorno in nome di qualche fantasma e che insomma persino per respirare dovevano avere il permesso scritto… se appena tutto ciò non fosse stato ridicolo, sarebbe stato commovente: quanta volontà di credere, e quanto mal riposta!
Per esempio, sono sicuro ed ho le prove, molti al comando di “buttatevi dal ponte”, si sarebbero buttati. Ma se solo un attimo prima aveste chiesto loro il perché stavano per fare quello che avrebbero fatto, ecco che iniziavano a balbettare frasi sconnesse, una delle loro favorite era “lo faccio per gli altri”. E a nulla serviva provare a capire in che modo il buttarsi dal ponte poteva giovare “agli altri”, era così e basta; era un dogma. Io, per ridurre le emissioni di CO2, avevo già da tempo smesso di fare obiezioni e trovavo persino fastidioso che i miei interlocutori si dilungassero in spiegazioni sulla giustezza del sistema, consumando ossigeno prezioso. Ero diventato, se così si può dire, più realista del re. Del resto poi quante altre emissioni si sarebbero potute evitare, se tutti si fossero buttati dal ponte… Forse, a loro modo, avevano ragione. C’era poi un aspetto che a me sembrava contradditorio rispetto al “farlo per gli altri”, infatti si pretendeva “dagli altri” che anche questi facessero le cose per “gli altri” in un circolo senza fine… nessuno faceva mai le cose per sé stesso cosicché io davvero non capivo, nonostante mi sforzassi, per quali “altri” si facesse tutto ciò, chi ne beneficiasse alla fine dei conti.
Ma, ecco, per non tediarmi eccessivamente, tornai a leggere Anna Karenina.

”Non so forse che le stelle non camminano”? Si domandò, guardando un vivace pianeta che aveva già mutato la sua posizione nel ramo superiore d’una betulla. “Ma io, guardando il movimento delle stelle, non posso immaginarmi la rotazione della terra, e ho ragione dicendo che le stelle camminano.”
“E gli astronomi potrebbero forse capire e calcolare qualcosa, se prendessero in considerazione tutti i complessi e svariati movimenti della terra? Tutte le loro meravigliose conclusioni sulle distanze, il peso, i movimenti e le rivoluzioni dei corpi celesti sono basate soltanto sul movimento apparente degli astri intorno alla terra immobile, su quel medesimo movimento che adesso é dinanzi a me e che é stato così per milioni di persone durante i secoli, ed é stato e sarà sempre eguale e potrà sempre essere verificato. Ed esattamente nello stesso modo come sarebbero oziose e vacillanti le conclusioni degli astronomi non basate sulle osservazioni del cielo visibile, in rapporto con un meridiano e un orizzonte, così sarebbero oziose e vacillanti le mie conclusioni non basate su quella comprensione del bene che é stata e sarà sempre eguale per tutti e che mi é aperta dal cristianesimo e può essere sempre verificata nell’anima mia. La questione poi delle altre credenze e dei loro rapporti con la divinità non ho il diritto e la possibilità di risolverla.”

 

Sabato, 8 Maggio, 2021

CRISTO È RISORTO!

Il racconto in formato pdf può essere scaricato all'indirizzo http://nachtigall.pl/racconti/cristoerisorto.pdf

Russian Easter, Nicholas Roerich

Russian Easter, Nicholas Roerich

"Khristos voskres!" - Urlava il batjuska Nikolaj, e la folla, riunita clandestinamente nella chiesa di Caterina e nel cortile a festeggiare la Pasqua in quella stellata e fredda notte primaverile, rispondeva a gran voce: "Voistinu voskres!".
"Cristo è risorto!" - urlava nuovamente, e ancora la gente ripeteva: "È veramente risorto!".
"Cristo è risorto!" - disse per la terza volta e per la terza volta, in risposta, grida vibranti e gioiose tagliavano l'aria, come spade: "È veramente risorto!". Ed era appunto una spada, mi sembrava di ricordare, che Cristo era venuto a portare: aria.
E veramente l'atmosfera era carica di gioia. Mi immaginavo le parole espandersi come vibrazioni nell'infinito e per l'eternità, in un modo analogo alle onde del mare, quando notai per la prima volta una rappresentazione di Gesù, dove la posizione delle braccia stilizzava, con le spalle, una saetta. Il braccio destro alzato, la mano sembrava rubare qualcosa dal cielo, quello sinistro abbassato, l'indice della mano indicante la direzione: terra. Ma cosa significasse, quale arcano si celasse dietro quell'imago, non riuscivo ad afferrarlo pienamente.

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Giovedì, 29 Aprile, 2021

LO SBOCCIARE DEL FIORE D’ORO

Pubblicato originariamente all'indirizzo http://alcesteilblog.blogspot.com/2021/04/lo-sbocciare-del-fiore-doro-racconto.html, domenica 11 aprile 2021

Il racconto in formato pdf può essere scaricato all'indirizzo http://nachtigall.pl/racconti/losbocciaredelfioredoro.pdf

Glory to the hero, Nicholas Roerich

 

Glory to the hero, Nicholas Roerich

 

“Usciamo a guardare le stelle” – disse Vera, alzandosi dal pavimento e lasciando cadere il rettangolo di stoffa di cotone che solo copriva le sue nudità. Si era stancata di parlare o forse non c’era nient’altro che si potesse o valesse la pena dire.
Per un istante mi ritrovai faccia a faccia con il suo sesso e mentre si allontanava ebbi l’impressione che il suo profumo mi avvolgesse. Seduto, come stordito, respiravo a pieni polmoni, in uno stato di assoluta beatitudine. Fu solo dopo quelli che mi parsero un paio di minuti che, ripresomi, mi alzai e, anche io nudo, la raggiunsi.
Il cielo di Fernando de Noronha, quella sera, era il più bel cielo che avessi mai visto. Mi immaginavo l’oceano sommergere l’isola ed io ad annegare, tranquillo, con l’immagine di quel cielo stampata in testa per l’eternità.
Non avevo mai visto Vera nuda prima di quel momento e ora tanta improvvisa disinvoltura mi aveva colto completamente alla sprovvista.
Passeggiammo a lungo, in silenzio, sulla battigia, poi ad un tratto ella mi disse qualcosa a proposito del comunicare con gli spiriti. “Parlerò solo con Dio” – le risposi scherzando, mentre incantato ammiravo la perfezione delle sue curve, su cui ancora, fino a poco prima, non avevo osato posare lo sguardo, mentre un brivido, chissà perché, mi attraversava in quel momento da parte a parte. Un brivido di terrore.
“Dio non parla, Dio è solo Amore. Se parlasse si avrebbe un dialogo, cioè uno scambio, un dare e avere, ma Dio è come il Sole. Per la luce e il calore che dà non chiede nulla in cambio.”
Teneva, mentre sussurrava queste parole con un filo di voce, gli occhi fissi nei miei, così io ad un certo punto non seppi più dove finisse lei e cominciassi io, nonostante alcuni invalicabili centimetri separassero i nostri corpi mortali. Seguì una lunga pausa.

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Mercoledì, 28 Aprile, 2021

LA CITTÀ DALLE NOVE PORTE

Pubblicato originariamente all'indirizzo http://alcesteilblog.blogspot.com/2020/06/la-citta-dalle-nove-porte-nachtigall.html, lunedì 1 giugno 2020

Il racconto in formato pdf può essere scaricato all'indirizzo http://nachtigall.pl/racconti/lacittadallenoveporte.pdf

Krishna (Spring in Kulu), Nicholas Roerich

Krishna (Spring in Kulu), Nicholas Roerich

 

BAIKAL


“Il mozzicone di candela, che si spegneva a poco a poco nel candeliere contorto, illuminava debolmente quella misera stanza, nella quale l'assassino e la prostituta, per una strana combinazione, s'erano uniti nella lettura del libro eterno.” [F. M. Dostojevskij]


Ovunque si volga lo sguardo è deserto di ghiaccio e neve, lo stesso sole, pure bellissimo in cielo, pare da giorni sorgere di controvoglia, con una comprensibile fretta di dileguarsi dietro l'orizzonte.
L'elettricità, sull'isola dove mi trovo, non è comparsa che con il nuovo millennio, suggello di fuoco a conclusione definitiva di un'epoca.
Nei pochi villaggi, gli alberghi costruiti dai cinesi risaltano come note stonate in una composizione altrimenti divina.
In questa terra di confine ancora regnano forze primordiali oscure e l'uomo si inchina alla di loro superiorità. Ma il limite che questa terra segna è nel tempo più che nello spazio: da una parte vi è il passato, dall'altra, oltre, l'oblio. Intorno a me è la stessa pace che si deve provare in fondo all'oceano.
Una folata di vento gelido mi scuote dai miei pensieri: presto farà notte. Ne va una buona oretta per tornare al villaggio. Mi metto in cammino, di ottimo umore.
Vedendomi arrivare, L. esce dalla banja e mi si fa incontro. Un brivido mi percorre la schiena, d'eccitazione e di freddo.
« Priviet. »
Slacciandomi il colbacco e abbassandomi la sciarpa, avrei sorriso di rimando, se solo la condizione dei muscoli facciali l'avesse consentito.
« Già qui? »
« Ho appena acceso. Tra venti minuti possiamo entrare. »

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