La celebrazione era terminata e si faceva ormai mattina. Ammiravo, camminando verso casa, il sole che spuntava da dietro l'orizzonte. Una croce di legno, situata su una collinetta lungo la strada che percorrevo, colpita dai raggi, risaltava, nera come il carbone, sui bellissimi colori del cielo. "Cristo è risorto!" - ripetei involontariamente, con una rinnovata energia in corpo.

Ad attendermi nella mia stanza trovai il cetriolo di cui mi ero oramai dimenticato; rinsecchito, ammuffito e gocciolante. "Un cetriolo?!" - si chiederà stupefatto il lettore, forse ho voglia di scherzare? È ciò che in quel momento pensai io stesso. Una spiegazione s'impone.
Stavo digiunando ormai da diversi giorni, non era un digiuno fatto secondo i ritmi e le regole della religione, avevo iniziato a digiunare solo pochi giorni prima della Domenica dei Salici, e non ingerivo nulla, né mi permettevo di bollire l'acqua. A parte una certa debolezza al risveglio, i primissimi giorni, tutto proseguiva senza intoppi. Al quinto giorno, seduto su una pietra (era una giornata stupenda), leggevo Anna Karenina, del Tolstoj.

"Dopo aver visitata accuratamente e palpeggiata l'inferma, sperduta e stordita per la vergogna, il dottore celebre, lavatesi accuratamente le mani, stava in piedi nel salotto e parlava col principe. Il principe aggrottava le sopracciglia, tossicchiando, mentre ascoltava il dottore. Egli, come uomo che aveva vissuto, non stupido e non malato, non credeva alla medicina, e nell'animo suo s'arrabbiava contro tutta quella commedia, tanto più che era forse il solo che capisse interamente la causa della malattia di Kitty."

Non so se fu il lavarsi accuratamente le mani del dottore, il tossicchiare del principe non stupido e non malato o il fatto stesso che questi ascoltasse il dottore pur sapendo la causa della malattia di Kitty; mi prese un irresistibile desiderio di mangiare un cetriolo. Non era fame, era proprio un capriccio, o forse, come spesso si fa, il tentativo di soffocare, con la digestione, delle forti emozioni. Naturalmente non era stagione di cetrioli, quello che rimaneva era stato acquistato in un negozietto tempo prima: infatti, meraviglia degli inizi del secolo XXI, i cetrioli erano acquistabili tutto l'anno! Il dottore forse l'avrebbe chiamato progresso e il principe avrebbe tossicchiato, a Kitty non sarebbe comunque cambiato nulla. E così a me; che i cetrioli fossero disponibili tutto l'anno, pareva totalmente inessenziale. Semplicemente la questione stava in questi termini: finendo le scorte di cibo che poteva andare a male, in preparazione al digiuno, era avanzato questo cetriolo, che molto banalmente non mi era andato, al momento, di mangiare. Al quinto giorno mi era venuto in mente che questo cetriolo esisteva, e il fatto di essere a digiuno da cinque giorni, unito al fatto che in casa non ci fosse nient'altro, me lo rendeva particolarmente attraente e gustoso. Così fui tentato, ma non caddi. Che vergogna, pensai, sarebbe stato cadere per un cetriolo, quando altri non cedono nemmeno per una bella insalata, o... E qui i pensieri mi portarono, seguendo un certo filo logico, ad Aleksandra Petrovna, una ragazza che avevo conosciuto tempo addietro. Con mia sorpresa, mi colsi ad immaginarla rinsecchire ed ammuffire come sapevo sarebbe accaduto al cetriolo. Era un trucco che mi era stato insegnato da un matto, si trattava in pratica di far precipitare una cascata di acqua gelida sul proprio incendio interiore, in ogni caso di suscitare il senso di ripulsa (anche a volte verso se stessi) che sempre accompagna una tentazione, costituendone l'altra faccia della medaglia. Lo scopo non è tanto spegnere l'incendio, quanto domarlo, come si farebbe con un cavallo impazzito.
Al mio rientro dopo le celebrazioni della Pasqua, ritrovai quindi il cetriolo, e l'osservarlo mi riportò a quell'ordine di idee. "Sì, certo, Aleksandra Petrovna è questo e quest'altro" - mi dicevo, pensando a tutte le cose belle che era quella ragazza e soprattutto al suo profumo - "...ma gli avrei dato tanta importanza se l'avessi incontrata già rinsecchita ed ammuffita? Quanto può impiegare un fiore colto ad appassire? Non vive forse più a lungo se lo si lascia dov'è? Possibile che ad un dato momento un cetriolo è al centro dei nostri desideri e lo stesso cetriolo a distanza di tempo ci provoca repulsione solo a guardarlo, e taccio dell'odore? Sentivo di avvicinarmi ad una questione fondamentale, quasi un segreto dell'esistenza su questo pianeta, eppure più mi sforzavo di capire e più tutto diventava confuso. C'era - mi era ovvio - qualcosa di immortale in Aleksandra Petrovna, che forse non c'era nel cetriolo, sebbene avessi letto anche di monaci e santi che usavano mangiare cibi avariati senza subirne alcun danno. Allo stesso tempo c'era qualcos'altro che invece svaniva, già dopo i vent'anni, forse a mo' di sveglia, ad indicare una via di uscita da questo mondo.
Ma, ecco, forse per non pensarci troppo, ero del resto di ottimo umore e carico di energie, mi immersi - acqua - nuovamente nella lettura.

"Le parole di Darja Aleksandrovna sul perdono avevano prodotto in lui solo stizza. L'applicazione o la non applicazione della regola cristiana al suo caso era una questione troppo difficile, di cui non si poteva parlare leggermente, e questa questione era già stata risolta da lungo tempo negativamente da Aleksjej Aleksandrovic'. Di tutto quel che era stato detto gli si erano incise maggiormente nell'immaginazione le parole dello sciocco e buon Turovtsyn: 'Ha agito da prode, l'ha sfidato a duello e l'ha ucciso'."

L'uccisione di un uomo, alla luce di quell'essenza misteriosa che sopravvive al tempo, e certo alla morte, mi parve allora cosa affatto diversa e compresi in quel momento - fu come un'illuminazione - tutto il significato profondo di quella antica usanza; c'era qualcosa al cui confronto anche il dare la propria vita o prendere quella di un altro passava in secondo piano. E aggrapparsi alla propria vita significava perderla e lasciarla significava trovarla.