Ci fu un breve silenzio, Sofia tornò a guardare fuori dal finestrino, questa volta come sognando.
“Verrà un giorno in cui noi non saremo più, e anche prima di quel giorno potrei esser diventata vecchia, malata, il destino potrà aver diviso violentemente le nostre strade… a quel punto che ne sarà del nostro amore?” - la giovane donna si tormentava con simili pensieri e concludeva che senza quest’amore la vita non avrebbe potuto esser vissuta. Capiva perfettamente perché la dea Sati avesse deciso di immolarsi bruciando dall’interno e l’idea del fuoco non solo non la spaventava ma anzi le dava forza: che amore doveva essere quello, per superare con tanta leggerezza anche il battesimo del fuoco!
Così Sofia amava, annullandosi, ed a quel modo, immobile, Misha era amato.

Shiva e Sati, Jan 2022

Shiva e Sati

“Di cosa parla questo libro?” - chiese l’uomo. Li aspettava un lungo viaggio in treno e Sofia si era portata qualche cosa da leggere.
Il libro si intitolava Bruciando e sciogliendosi, nella versione tradotta in inglese da Mirza Y. Dawud e Ananda K. Coomaraswamy, il grande metafisico che visse a cavallo tra il XIX e il XX secolo e impiegò la sua vita costruendo un ponte spirituale tra Oriente ed Occidente. L’autore, il poeta musulmano Muhammad Riza Nau'i, vissuto sotto il regno di Akbar, assiste alla sati di una ragazza indù a cui era stato ucciso il promesso sposo proprio nel giorno del matrimonio. Su richiesta del principe Daniyal, figlio di Akbar, scriverà questo bellissimo poema.
“Sai cos’è una sati?” - proferì Sofia continuando a pensare al Fuoco.
“No.”
“E’ un’antica istituzione indiana, oggi perlopiù illegale. Significa essere essenziale. Una donna rimasta vedova si fa bruciare viva sedendosi in cima alla pira funeraria del marito. L’autore fa della poesia sul sacrificio di questa ragazza indù che né l’imperatore, né il consiglio dei brahmani o nessun altro riuscirono a distogliere dalle proprie intenzioni.” - spiegò Sofia e poi dopo una breve pausa aggiunse: “Cosa ne pensi, di un simile sacrificio?”.
“Temerario quanto inutile, ma mi ha scosso fin dentro le ossa ascoltare questo riassunto. E ancora non ho letto il poema! Non fraintendermi: non è per superstizione della vita in quanto tale che dico inutile. E’ in realtà un gesto molto bello e spiritualmente significativo. Mi chiedo solo: non ci sono altri e più utili modi di servire un’Idea? Quella vergine, il cui cuore era così grande, quanto altro avrebbe potuto donare al mondo, se fosse rimasta in vita? Ma del resto, noi oggi ne stiamo parlando… forse anche lo Spirito, come una multinazionale qualsiasi, ha bisogno di una divisione pubblicitaria.”
Sofia sorrise commentando: “Sembra una di quelle frasi di quel canale YouTube… Come La Vita Quando Ti Sorride.”
Sorvolò quindi su tutto quello che aveva detto Misha.

Ad una piccola stazione salirono sul treno semideserto dei soldati per un controllo imprevisto. Il confine, dove li aspettava per l’attraversata del fiume un cosacco, amico del padre di Misha, era ancora lontano. Sofia e Misha avrebbero voluto raggiungere la famiglia di questi, fin tanto che gli spostamenti erano ancora possibili. A quel tempo, infatti, la vita in ogni sua espressione veniva ferocemente perseguitata (era l’epoca di massimo splendore della nostra civiltà, che era la massima espressione di splendore fra tutte le civiltà) e gli spostamenti venivano concessi in base alle lune di chi comandava e all’oroscopo, per quanto ufficialmente si parlasse di neutri algoritmi e altri miraggi della tecnica.

Risultò che la coppia viaggiava senza un qualche codice a barre, oppure che il codice a barre non era stato rinnovato, o era falso – non ricordo con certezza. Forse, semplicemente, i dispositivi che usavano i soldati per leggere i codici erano difettosi, o i dati relativi non erano stati registrati correttamente nel computer centrale. Come che fu, vennero separati, per essere inviati dove venivano inviati coloro ai quali l’Intelligenza Artificiale (si scriveva a quel tempo proprio con le due maiuscole) non riconosceva il diritto di esistere. I loro beni, password ed identità virtuali incluse, vennero sequestrati in quanto i possessori risultavano inesistenti e il fatto che invece esistessero non turbava minimamente quegli esseri umani – i soldati – al servizio delle macchine, in quanto si dice ed è vero che chi va con lo zoppo impara a zoppicare.

“Sai” – disse Sofia con le lacrime agli occhi, mentre Misha, avendole dato un’ultima occhiata, veniva portato via – “anche fra questi uomini, sono sicura, ce n’è di quelli che darebbero la vita per un’Idea. La loro idea è in realtà solo un abbaglio, ma nondimeno il loro sacrificio è reale. Non è ammirevole, nel suo genere? Non dimostrano una Fede incrollabile, sia pure malriposta? Che il Signore li perdoni.”
Misha si era ammutolito dal momento che erano saliti i soldati sul treno, non era spaventato ma incredulo e in un certo modo seccato che il destino gli avesse riservato questo scherzo ora che era felice come mai lo era stato in vita sua. Ed era incredulo fino al punto che rifiutò di prendere sul serio, forse a ragione, tutto quello che avvenne dopo.

“Noi, Sofia, ci rincontreremo sempre.” - gridò, voltandosi, ormai lontano e come rispondendo ad una domanda di lei. Provò un profondo senso di disgusto, infine vomitò per terra, sporcandosi anche le scarpe ed i pantaloni, dettaglio che gli sembrò irritante persino in quel momento. E questo fu tutto il suo commento alla nuova normalità, dopodiché non si ebbero di lui più notizie certe.

Sofia invece riuscì a divincolarsi dalle guardie e, forse vinta da una forza sovrumana o forse ormai regina di quella forza e perfettamente cosciente di sé, si gettò sotto un intercity.

“Coloro i cui cuori sono infiammati dal Fuoco dell’Amore apprendano il coraggio da questa fanciulla pura!
Insegnami, o Dio, la Via dell’Amore, e infiamma il mio cuore con il Fuoco di questa vergine!
[…]
O Dio, tieni alto il capo di quella straordinaria e misteriosa vergine, la cui purezza era superiore a quella delle Uri;
rendila cara al primo bacio del suo Re,
e accogline con benevolenza il sacrificio.”
[Citazione dal poema “Burning and Melting, being the Suz-u-Gudaz” di Muhammad Riza Nau'i, Londra, 1912, come riportata in “La Danza di Shiva”, Ananda K. Coomaraswamy]