Mentre camminava verso il luogo dell’appuntamento, sul lungofiume, notò che era stata aperta un’armeria. L’insegna recitava, in italiano: ‘Le Lame di Spadaccio ero’.
“Spadaccio ero? E ora!? Vero? Nero!” - Indovinò infine, ricordandosi del divieto di utilizzare alcune lettere, divieto a cui stentava ancora a credere: ‘Le Lame di Spadaccino Nero’.
Yakov parlava discretamente l’italiano, suo padre Abram aveva vissuto molti anni a Roma, prima che la città venisse rasa al suolo durante il Terzo Atto della Guerra del Sangue contro l’Oro o, per meglio dire, LORO contro tutti. L’Atto, l’ultimo della trilogia, si svolse, secondo il calendario breve allora in uso, agli inizi del I secolo d.C. (dopo Corona), ovvero durante il III e IV decennio del XXI secolo dell’Era Cristiana.
Gli storici sono in disaccordo su chi abbia bombardato effettivamente la Città che fu Eterna, e sono circolate col tempo molte teorie della cospirazione. La versione ufficiale, di un attacco da parte dei popoli del Sud, alleati di quelli dell’Est, non sembra reggere al confronto con i dati disponibili. Non rientra nello scopo di questo manoscritto dilungarsi sulla questione: di sicuro sappiamo che la città era e, ad un certo momento, non fu più. Alcuni iniziarono persino a dubitare che fosse mai esistita.

Yakov, appassionato di spade e studioso di tarocchi, decise di entrare a dare un’occhiata al negozio.
“Buongiorno! Entrate, siete i benvenuti!” – disse il proprietario, di buon umore, ma in un russo approssimativo. Come Yakov scoprì poi, si trattava di un immigrato italiano.
Vedendo che Yakov avanzava e si guardava intorno, invece di mostrare il suo codice a barre, il negoziante gli chiese, molto cortesemente, di fargli vedere il certificato di esistenza in vita. Un tale certificato esisteva davvero, all’epoca (è proprio a causa di qualche problema con la lettura del numero che il viaggio in treno di Misha e Sofia si era trasformato in tragedia), e sebbene Yakov, in quanto ebreo, fosse esentato dall’obbligo di possederlo, per orgoglio mai si sarebbe abbassato a valersi di questo suo diritto. Senza questo certificato, che per comodità e per moda alcuni si facevano impiantare in un chip sottopelle (sulla fronte o sulla mano destra), non si poteva nè comprare nè vendere.
Fulminò con lo sguardo Marco, il proprietario, che capì all’istante e ricambiò con un occhiolino. I due ebbero un piacevole scambio di opinioni, tanto che Yakov, per non risultar scortese, rischiò di far tardi. Infine si congedò, complimentandosi con l’armiere per il vasto assortimento.

DARYA

Secondo l’insegnamento di antiche tradizioni estremo-orientali, un fluido immateriale detto tsing (jing) si desta, reciprocamente, nell’essere più profondo di un uomo e di una donna che si frequentano anche senza contatti fisici. Questo pare essere il motivo principale per cui, in certe religioni e tradizioni, qualsiasi rapporto tra uomo e donna viene rigidamente regolamentato e trattato alla stregua di un rapporto intimo; ciò che in effetti è.

Darya si svegliò con una piacevolissima sensazione di gioia. Il solo fatto di poter parlare serenamente con un uomo che le voleva bene, senza forzature e senza doppi fini, pareva aver magicamente guarito alcune sue ferite. Allo stesso tempo, consapevole del suo POTERE ed essendosi vagamente invaghita di lui, per quanto ancora non si rendesse conto di quest’ultimo fatto, non poteva fare a meno di tormentarsi chiedendosi come mai Yakov avesse ‘a tutti i costi’ evitato di dormire nel suo stesso letto: non era, forse, abbastanza bella? Aveva, lei, riso troppo stupidamente, in certi momenti? E con che faccia tosta aveva messo in dubbio la sua femminilità, lui che – come Darya immaginava – forse non aveva nemmeno mai avuto una donna in vita sua!
Le era capitato persino di provare del pudore in sua presenza: un sentimento che solitamente, finezza del mistiere, simulava soltanto. Perché?

She who leads, 1943, Nicholas Roerich, Giu. 2022

 

She who leads, Nicholas Roerich, 1943

 

“Che splendida giornata!” - pensò guardando fuori dalla finestra; la sua stanza era ormai completamente illuminata dalla luce del Sole.
Decise, come le aveva suggerito Yakov a un certo punto, che avrebbe tenuto un diario personale, dove giornalmente avrebbe scritto le sue impressioni sulla vita.
Quando poi, vicino all’ingresso, ritrovò le rose profumate che le erano state regalate, per un attimo le parve che Yakov fosse ancora lì con lei.
Si ricordò che le aveva chiesto di recuperare una copia del Nuovo Testamento, crimine per cui lei avrebbe tranquillamente potuto pagare con la vita. E poi cosa intendeva farsene? Non era ebreo?
Infine si mise a fantasticare sul prossimo viaggio a San Pietroburgo e su questa misteriosa Katanna. Che donna era? Come si conoscevano lei e Yakov? Perchè Yakov e Katanna parlavano di lei?
Si faceva, insomma, molte domande, senza poter rispondere ad alcuna. Decise che, almeno fino al prossimo incontro con Yakov, non avrebbe incontrato nessun uomo.
“Mamma!” - disse Luka entrando nella stanza e osservando sua madre che, nuda, sistemava le rose. “Una luce ti circonda!”
Darya si girò verso il figlio, perplessa. “Quale luce, che stai dicendo?” - chiese mentre si controllava allo specchio.
“Una luce!” - insisteva Luka, indicandola con il dito. Darya non vedeva niente, ad ogni modo le pareva di essere diventata più bella e questo le bastava. Sorrise al bambino, accarezzandogli il capo.

YAKOV

Se il lettore può essersi, forse comprensibilmente, distratto, con questa storia di vestaglie da notte, Tao e conversazioni a lume di candela - si narra del resto che gli stessi dèi non rimanessero indifferenti a certi stimoli -, non così era accaduto a Yakov, che era rimasto sempre focalizzato sul suo piano.

“Grigory Aleksandrovich! Scusate tanto per il ritardo.” - esordì, avendo tardato al massimo di qualche minuto. Aveva passato una vita ad arrivare in orario, e quei minuti di ritardo gli causavano un lieve disagio. La puntualità è la cortesia dei re – e lui a suo modo si considerava un re, per quanto detronizzato.
“Yakov Abramovich! Sono molto felice di vedervi, e in splendida forma!” - rispose Grigory, il suo fedele servo.
“Aggiornatemi sulla situazione, ve ne prego.” - Yakov andò subito al dunque.

The Virgin Holidays. Introduction of the Virgin in Temple. Saint Anne and young Virgin Mary, Nicholas Roerich, 1907, Giu. 2022

The Virgin Holidays. Introduction of the Virgin in Temple. Saint Anne and young Virgin Mary, Nicholas Roerich, 1907

 

“Dopo che eravamo finalmente riusciti a domare l’incendio – purtroppo è andata bruciata tutta la vostra biblioteca – si è presentato il signor M. A. S., con la comunicazione che aspettavate.”
“Continuate.”
“Il rabbino Z. non ha niente di personale contro di voi. Si rattrista che abbiate abbandonato la nave ora che il Tempio è quasi pronto e l’Immortalità è a portata di mano. M. A. riferisce che, se vi scordate per sempre di quel Mikhail, Z. non vi farà uccidere.”
“Quante scemenze. E poi?”
“L’ufficiale responsabile per la zona N è un certo D. U. Zylyaev. Secondo M. A. l’unica speranza è trovare un accordo direttamente con lui… ma dubita che il gioco valga la candela. I rischi sono altissimi, e per Misha potrebbe essere già tardi. In serata si è fatto vivo anche il cosacco, per chiedere se ci fossero notizie, è molto preoccupato.”
“Cosa sappiamo di questo Zylyaev?”
“È ‘sposato’ con un gender-free, hanno in adozione due bambini, il Signore abbia pietà di loro! M. A. pensa che questo legame sia solo una copertura, per farsi bello in società. Ha una fissazione per le ragazze dai 14 ai 16 anni. Si dice che, quando gliene mandano qualcuna, controlli persino i documenti! Se non rientra nella magica fascia d’età, la rimanda indietro. Ragazze vergini, ha precisato M. A.”
A Yakov venne in mente un frammento del Tao Te Ching.

Lo spirito della valle non muore,
è la misteriosa femmina.
La porta della misteriosa femmina
è la scaturigine del Cielo e della Terra.

“Che cos’è un gender-free?!” - chiese, come battuta di alleggerimento, aggrottando le sopracciglia. Scherzava sul fatto che Grigory parlasse con gli eufemismi della propaganda, ma il servo non se ne accorse e rispose con un certo imbarazzo: “Uno che non è… né carne né pesce… diciamo così.”
Né caldo né freddo?”
“Né caldo né freddo.”
Zylyaev, come il rabbino Z., cercava l’immortalità nel posto sbagliato.
“È tutto?”
“Sì.”
“Cerca di recuperarmi una foto di questo Zylyaev, per favore.”
“Certamente.” - annuì Grigory.
M. A. S. e Yakov tenevano un archivio di materiale compromettente su moltissime personalità del mondo della politica, dello spettacolo, della finanza, dei vertici militari e religiosi. Ne esistevano diverse copie, anche cartacee, sparse in varie città, persino all’estero, e i due avevano organizzato una piccola rete che, nel caso fosse loro successo qualcosa – fosse anche caduto un fulmine dal cielo! -, avrebbe iniziato a pubblicare il materiale in automatico. Era una precauzione solamente difensiva, tuttavia; pensare di usare l’archivio per attaccare il sistema di potere significava condannarsi a morte certa, in maniera rapida ma dolorosa.
Yakov aveva disattivato la parte della procedura che lo riguardava, prima di volare a Tel Aviv. Confidente nei suoi mezzi, non voleva alzare subito il livello dello scontro, in quanto credeva, almeno all’inizio, di poter risolvere la questione civilmente: per questo motivo aveva incassato colpi in maniera passiva fino a quel momento.
Yakov e il suo servo parlarono ancora per qualche minuto, a riguardo di alcune questioni personali di Grigory e infine Yakov lo informò che le loro strade si stavano per dividere, in quanto il suo account era stato bloccato e non era più in grado di provvedere a tutte le spese della casa… Grigory avrebbe dovuto trovare impiego presso un altro padrone, e Yakov poteva aiutarlo in questo. La cosa a Grigory dispiacque molto.

Insoddisfatto dalla situazione di cui non veniva a capo, e che anzi gli stava procurando sempre più noie, Yakov decise di recarsi da un misterioso personaggio.

“Oh! Yakov Abramovich! Qual buon vento! Siete fortunato, stavo per uscire!” - fu l’accoglienza che ricevette.
“Qualcosa mi dice che vi state intestardendo in questioni del tutto marginali, come quelle di vita o di morte.”
“Sono felice di trovarvi in ottima forma.” - esordì Yakov.
Sul banco da lavoro vi erano orologi rotti, pinzette, cacciaviti, alesatori, un calibro, un monocolo e qualche altro strumento, fogli con dei calcoli a matita e, appesa alla parete, una rappresentazione della Terra come la si poteva osservare in vecchie edizioni della Bibbia, allora assolutamente introvabili: Yakov posò involontariamente lo sguardo sulle Acque Superiori, tra il Firmamento e l’Empireo. Poi, la prigione sotterranea di Sheol attirò la sua attenzione, ed un brivido lo attraversò da capo a piedi.
“No… non ditemi nulla. So cosa volete da me. Non è un problema esaudire i vostri desideri, sebbene, voi lo sapete meglio di me, tutto ha un prezzo.” - sogghignò il vecchio, mostrando i pochi denti che gli rimanevano.
“Ho mai mancato di saldare un debito?”
“Oh, no, quello che volevo dire, anzi chiedervi, è come mai voi volete fare un debito in primo luogo. Cosa sperate di ottenere, una volta che avrete liberato il vostro Misha? Avete fatto umanamente tutto ciò che potevate, e molto più di quanto tanti avrebbero fatto al posto vostro, non si pretende certo da voi che pieghiate l’Universo!”
Poi, dopo una breve pausa, continuò: “Ma voi volete appunto piegare l’Universo. Come se foste il solo! Come se la vostra volontà e il vostro pensiero fossero così forti!” - lo stuzzicò.
“Attaccandovi all’esistenza fisica di questo Misha voi attirate un sacco di nemici e, in fondo, non fate la stessa cosa che fanno quegli stregoni dementi che inseguono l’Elisir? Spagiria! Puah!” - sputò per terra.
“Se si trova in quella situazione ci sono dei motivi, che riguardano anche il suo cammino: intromettetevi, salvatelo offrendogli una magica via di fuga e cosa otterrete? Conoscete voi, forse, il Grande Piano? Siete così arrogante da pretendere di poterlo migliorare? Voi... in realtà capite perfettamente, siete semplicemente come quel bambino capriccioso a cui hanno tolto il giocattolo e che allora, per dispetto, non mangia la zuppa, pur intuendo di far un danno unicamente a se stesso.
Perché vi date la pena di continuare a tornare su questo pianeta, facendomi oltretutto perdere tempo? C’è altro, oltre al vostro giocattolo!” - Gridò infine, sputacchiando sulla giacca di Yakov.
Questi, impassibile, si limitò soltanto a chiedere: “Mi aiuterete, allora?”
“Oh! Siete tanto ottuso!”
“Immaginavo che ciò fosse al di sopra delle vostre possibilità, ma ho voluto fare un tentativo.” - disse Yakov adirato, dirigendosi verso la porta, non avendo alcuna intenzione di stare ad implorare il misterioso signore. “Vecchio pazzo.” - mormorò tra sé.

Cercò poi un luogo appartato, si inginocchiò, ed iniziò a pregare. Inizialmente vari pensieri gli affollavano la testa. Misha, la madre malata, quello strano sogno, persino Sofia. E poi lo infastidivano le parole del vecchio, che mettevano in quistione la sua forza di volontà e di pensiero.
Dall’altro lato, essendo crollato il suo vecchio mondo, provava una piacevole sensazione di libertà: aveva molto più tempo a disposizione.
Finalmente riuscì a svuotare la mente e a dedicarsi alla preghiera.