Questa commedia si svolse poco dopo la fine del Terzo Atto della Guerra del Sangue contro l’Oro (fu una lotta rigorosamente di bianchi contro bianchi) ed ebbe per pubblico popoli stremati dalla guerra e dalle carestie che avrebbero creduto a qualsiasi cosa pur di tornare ad una vita tranquilla o poter sprofondare in qualche irrealtà virtuale in santa pace, vale a dire pur di non dover fare delle scelte e prendersi delle responsabilità.
A quel tempo, tutti i popoli slavi, ovvero ciò che ne rimaneva, erano stati riuniti sotto un’unica bandiera; Lenin II, costatando i danni che aveva prodotto il capitalismo e affermando che i recenti orrori mai si sarebbero dovuti ripetere, aveva dichiarato che la felicità consisteva non nel possedere in comune i mezzi di produzione ma, perfezionando la sua parodia del messaggio di Cristo, nel non possedere niente. Niente nel mondo fisico, perlomeno, giacché in quello digitale si poteva comprare qualsiasi cosa, disponendo di un adeguato numero di asciitcoin.

E le fu concesso di dar vita a quella statua, perché potesse parlare e ordinare che fossero messi a morte tutti quelli che non lʼadoravano.

Vi erano, è vero, caste a cui non si applicava il divieto di possedere oggetti, case e quant’altro, ma anche queste erano pesantemente limitate (abbiamo visto, ad esempio, che serviva un marchio per comprare o vendere, e c’era comunque sempre un limite legale alla quantità di beni che si potevano possedere, in base al proprio credito sociale).

M. A., dicevo, teneva un profilo basso, ma non aveva dimenticato gli eccidi compiuti dal primo bolscevismo, anche a danno di alcuni suoi antenati, e soprattutto era diretto testimone di quelli in atto ad opera dei nuovi bolscevichi, dal vescovo di Nur Sultan al rabbino Z., fino all’ultimo ‘stronzo collaborazionista qualunque’ – come lui stesso si esprime, in ottimo francese, in un diario che è incredibilmente pervenuto fino ai giorni nostri.
Caratterialmente affine a Yakov, stabilì con lui ottimi rapporti fin da subito. Questi lo aiutò ad ottenere un certificato di esistenza in vita falso, in modo tale che, all’occorrenza, potesse sempre far finta... di essere vivo…
Non l’aveva voluto per trarne un qualche vantaggio materiale, semplicemente credeva che avrebbe potuto rendersi utile al prossimo in maniera più efficace da una posizione di potere.
M. A., oltre alla colpa di essere un aristocratico nel sangue e nello spirito in un mondo completamente livellato, aveva anche la colpa di credere alla Resurrezione del Cristo, e doveva perciò muoversi con estrema cautela. Fu proprio frequentandolo, per il rispetto che gli suscitava l’amico, che Yakov iniziò ad avvicinarsi al Cristianesimo.

Quando M. A. aveva riferito al servo di Yakov sulle possibilità di recuperare Misha dalla zona N, aveva omesso un’informazione.
Negli anni, egli aveva raccolto le prove che dimostravano che Lenin non era mai resuscitato, avendo, come detto in precedenza, anche un modo per pubblicare certe informazioni garantendo loro visibilità. In un mondo normale, ciò avrebbe potuto completamente destabilizzare la struttura di potere, il rabbino Z. ed il vescovo di Nur Sultan c’erano dentro fino al collo. Ma quello – pensava M. A. - non era un mondo normale, o forse il vertice del potere terreno non era umano. Se il vescovo di Nur Sultan diceva che aveva tramutato delle pietre in pani, allora le pietre erano diventate pani ed il caso era chiuso, come se un Incantesimo agisse sulle menti dei più facendo loro accettare acriticamente qualsiasi cosa.
I ricatti erano un ottimo strumento con i quadri medi della gerarchia, ma non potevano scalfire la punta della piramide. E del resto non serviva: la base era e sarebbe restata marcia. M. A., perciò, si limitava stoicamente ad archiviare, forse solo per far qualcosa e tenersi in allenamento.
Del resto per lui valeva ciò che considerava l’ultimo ordine del suo re, il quale aveva espressamente dichiarato di non voler essere vendicato. L’amore, si diceva, pensando alle parole della granduchessa Olga Nikolaevna Romanova di Russia, può sconfiggere il male, e, già che c’è, muovere le stelle. Solo... in che modo, precisamente?

 

Ospiti d’Oltremare, Nicholas Roerich, Giu. 2022

Ospiti d’Oltremare, Nicholas Roerich

 

Quel pomeriggio se ne stava alla scrivania, assorto nei suoi pensieri, senza scrivere o leggere nulla, ascoltando il poema sinfonico ‘Le Chant du rossignol’ di Igor Fyodorovich Stravinsky.
“È una fortuna che lo Zar non veda in che condizioni si trovi la Russia, la nostra Russia, la Santa Russia. Solo rovine, macerie, perversioni di ogni genere, sfaldamenti… e non si vede la fine di tutto questo all’orizzonte, anzi pare che vada sempre peggio.” - prendeva su di sé la sofferenza che voleva risparmiare al suo re, il quale pur doveva aver visto in maniera inequivocabile il futuro che attendeva la Terza Roma e aveva scelto, per evitare inutili spargimenti di sangue, di non intervenire. Eppure M. A. si sentiva in difetto nei suoi confronti, si chiedeva se avesse potuto fare qualcosa di più, senza darsi pace.
“Alcuni, fra i migliori, oggi cercano e desiderano la Morte, ma questa fugge da loro. È un vero inferno.”

Fu in questo stato d’animo che decise infine di recuperare un vecchio libro dalla sua biblioteca, a proposito delle leggende sul Santo Graal, e tornò a riflettere sul perché questo apparisse in stretta relazione con le donne, portato da vergini o donne coronate, le quali finivano per incorporare alcune caratteristiche dello stesso Graal. Forse Yakov avrebbe potuto dargli qualche spunto per ulteriori ricerche.

 

Ave, o Maria, piena di grazia,
il Signore è con te.

 

DARYA

 

Tra Cielo e Terra fu amore a prima vista, un fulmine a ciel sereno trafisse i loro cuori. Chiesero al Sole di esser lasciati soli. Le nubi accorsero ad oscurare il Cielo e fu buio anche sulla Terra.
Saette e tuoni, fuoco e vento, la scuotevano e incendiavano: era come se l’Oceano sopra il Firmamento avesse voluto riversarsi sulla Terra, già fradicia.
Poi, sfiniti, si respinsero, fingendo di non conoscersi nemmeno; apparve un fascio di luce a rinnovare la loro alleanza. Ci fu molta calma.

Darya, completamente inzuppata, aspettava fuori dal portone chiuso. Finalmente un’aiutante di Katanna le aprì, coperta solo da un pezzo di stoffa, ed ella scese per una scala fino a trovarsi in uno scantinato, dove l’avvolse l’odore di incenso e di olio essenziale. In alto, una piccola finestra oscurata, che dava sul cortile dell’edificio semi abbandonato, consentiva un minimo di ricambio d’aria. Katanna, completamente nuda, spiegava qualcosa ad un uomo, anch’egli nudo.

 

Tavolino da tè con samovar e anemoni, Granduchessa Olga Alexandrovna di Russia, Giu. 2022

Tavolino da tè con samovar e anemoni, Granduchessa Olga Alexandrovna Romanova di Russia

 

“L’Occhio di Shiva fulmina Kama, il dio dell’amore, che aveva tentato di destare in lui il desiderio per la sua donna. Tu devi essere Darya!” - concluse voltandosi verso la porta. “Benvenuta!”.
A Darya fu offerto un tè caldo, Katanna la invitò, mentre lo preparava, a farsi una doccia e ad appendere i suoi vestiti da qualche parte per farli asciugare. Quando tornò, avvolta anche lei in un pareo, si sedettero tutti in cerchio sul pavimento – nella piccola stanza c’erano una dozzina di persone - e si presentarono a Darya, raccontando brevemente qualcosa di loro. Lei poi, ancora spaesata, fece lo stesso. Le chiesero del viaggio e quale fosse la sua prima impressione sulla nuova Leningrado. Benché questa città fosse solo un’ombra di ciò che era stata, la guerra l’aveva risparmiata e Darya espresse un’opinione positiva, sull’onda dell’emozione del viaggio; del resto cosa poteva aver visto, appena arrivata?

In quel tempo vi era un limite al numero di persone che potevano incontrarsi in un’abitazione privata, e questo era di molto inferiore a 13. Qualsiasi cosa si facesse, in genere, si poteva star certi che ci fosse una legge che lo vietasse espressamente.
Il gruppo si dedicò inizialmente ad esercizi sulla respirazione, per quanto anche questa era diventata una pratica problematica, a causa delle restrizioni in vigore sulle emissioni di anidride carbonica. Darya, nonostante, come si è detto, fosse molto scettica, si ricordò delle parole di Yakov e decise di lasciarsi andare.

 

Tu sei benedetta fra le donne
e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù.

 

MISHA

 

Misha aveva l’impressione che le “notti” si accorciassero sempre di più, e il conto che aveva provato a tenere del tempo che scorreva gli pareva ormai talmente inesatto da risultare inutile. Dormiva poco e male e si trovava in uno stato in cui non poteva più distinguere il sogno dalla realtà. Nella sua cella si trovavano ora due fra i fratelli Karamazov, protagonisti del noto romanzo di F. M. Dostojevskij. Discutevano animatamente a proposito di Gesù. Alyosha si scaldava e Ivan rideva, divertito, scambiandosi di tanto in tanto battute con qualcuno che Misha non vedeva. Ad un certo punto, quasi seccato, comparve lo stesso Dostojevskij: “Io non ho scritto questo!”.
Misha era meravigliato.
“Che importa, l’ho scritto io!” - ribatté Ivan, forse su suggerimento del suo amico invisibile.
“Fyodor Mikhailovich!” - esclamò Alyosha felicissimo di rivedere… il proprio autore.
Dostojevskij si guardava intorno, non potendo fare a meno di notare quanto fossero diventate inumane le condizioni dei detenuti rispetto ai tempi della sua prigionia in Siberia. E quanto ‘entusiasmo amministrativo’, come l’aveva brillantemente definito, vi era negli aguzzini di Misha!
Si fece cupo.
“Anche ciò che vide Solzhenitsyn è nulla” – confermò Ivan, che pareva potergli leggere nella mente. “Io vi avevo avvertito: gli uomini, nel complesso, non possono sopportare il peso della libertà, Cristo fu troppo esigente nel pretendere che divenissero dèi! Essi vogliono semplicemente esser sfamati. 'Fateci schiavi, ma sfamateci!' - così gridano a gran voce, invocando il vescovo di Nur Sultan. Provate a parlar loro di libertà: finireste ben presto in qualche cella tipo questa perché sarebbero loro stessi a segnalarvi alle autorità. Ma voi, Fyodor Mikhailovich, eravate convinto che la bellezza avrebbe salvato il mondo. Ebbene, dov’ è questa bellezza?”
Alyosha avrebbe voluto dir qualcosa, ma si trattenne.
“Per uno come Misha, un giusto senza essere santo, ce ne sono diecimila che venderebbero la madre, se trovassero qualcuno disposto a pagargli qualche rublo!”
“Non ci sono più i rubli.” – si permise di intromettersi Misha. “Oggi si usano gli asciitcoin.”
Tutti improvvisamente si voltarono verso Misha, stupiti che potesse parlare, ed egli provò una strana sensazione.
“Beh, come volete, rubli, asciitcoin, fa lo stesso. Dov’è, allora questa bellezza che salverà il mondo?”

In quel momento entrò nella stanza Sofia, non diceva nulla e sorrideva a Misha.
“Sofia!” - esclamarono all’unisono Misha ed Alyosha, quest’ultimo arrossendo per la bellezza di lei. Il compagno invisibile di Ivan si dileguò all’istante e poco dopo scomparve lo stesso Ivan. “Sofia” – mormorò Dostojevskij.
Ella si avvicinò a Misha e gli prese la mano nelle sue.
“Vieni con me.”

 

Santa Maria, Madre di Dio,
prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte.

Amen.