Darya, prima di partire per San Pietroburgo, era passata da Yakov, o meglio dai suoi genitori, dove egli si trovava, per affidargli Luka. Yakov alloggiava dai genitori in quanto, come è stato detto, la madre si era gravemente ammalata in seguito alle disavventure del figlio ed egli credeva che avrebbe potuto esser d'aiuto semplicemente con la sua presenza. Dopo molti giorni a letto e diverse rassicurazioni da parte di Yakov riguardo al fatto che fosse tutto sotto controllo, pareva che la madre cominciasse a stare meglio, per quanto fosse ancora presto per tirare un sospiro di sollievo. L'allegra compagnia di Luka e la presenza di Yakov, oltre naturalmente al riposo, avevano davvero avuto un effetto benefico su di lei.
Yakov aveva avuto cura di tenere quanto più possibile segreta la malattia; il governo dell'epoca era molto premuroso nei confronti dei suoi cittadini e sarebbe bastato un impiegato particolarmente zelante che ordinasse il prelievo della madre in nome della 'Salute Pubblica' - un'entità astratta che occupava un posto preminente nel pantheon dei nostri antenati -, affinché questa venisse trasferita in qualche area di contenimento (si riteneva che le malattie fossero causate da minuscoli diavoletti i quali saltavano da un corpo all'altro, a volte anche a distanza di decimetri o persino metri, sfruttando le correnti aeree), dove non avrebbe potuto ricevere visite e da dove verosimilmente non sarebbe mai più uscita.
Secondo il mito, Salute Pubblica, bambina deforme, sarebbe nata in vitro dal seme di un donatore sconosciuto e da un ovocita artificiale; allevata in gioventù da una donna ed un robot, era famosa per l'efferatezza dei sacrifici che richiedeva ai propri adoratori, i quali allora erano in gran numero.
Yakov, pur con tutti i privilegi e contatti di cui ancora disponeva, preferiva non correre rischi inutili. A quei tempi, oltre alle normali difficoltà e ai problemi della vita, la routine stessa, per cause artificiali, assomigliava molto ad una corsa ad ostacoli e, come a quel soldato che si muove dietro le linee nemiche, una minima disattenzione poteva risultare fatale.
Ciò, in alcuni tipi, poteva favorire lo sviluppo di determinate qualità, in maniera affine ad un certo realismo eroico, rendendoli simili alla salamandra, che passa indenne attraverso il Fuoco.

Bambino che beve latte da una ciotola, Mary Cassatt, 1868, Giu. 2022

Bambino che beve latte da una ciotola, Mary Cassatt, 1868

 

Delle gazze, fuori, schiamazzavano e, poco prima che si cominciassero ad udire le galline starnazzare, si sentì Adam, il padre di Yakov, gridare dall'altra stanza: "Ancora quelle maledette volpi!".
Yakov, abbandonato istantaneamente il gioco e preso il fucile, si fiondò verso il pollaio. Una volpe si stava portando via un gallo, ed era ormai lontana. Un'altra stava azzannando una gallina. Una terza, avendo visto Yakov avvicinarsi di corsa, fuggiva. Si trattava probabilmente di una madre con i suoi due cuccioli ai loro primi tentativi di caccia. Yakov, presa la mira, sparò e uccise la volpe alle prese con la gallina. Poi provò a sparare a quella in fuga, ma mancò il bersaglio. La gallina ferita riuscì a mettersi in salvo, anche se Yakov aveva qualche dubbio sul fatto che sarebbe sopravvissuta. Quanto alla volpe morta, la consegnò al padre, che nel frattempo l'aveva raggiunto insieme all'incredulo Luka, il quale appariva come stordito e non proferiva parola. Aveva sempre vissuto in città ed era la prima volta che assisteva all'uccisione di un qualche animale superiore.
"Le gazze le hanno avvertite, hai visto?" - osservò Adam, rivolgendosi al bambino e facendo un cenno verso le galline.
Yakov, rivolgendosi al padre, rispose caustico: "Sono gazze! Fossero stati goym, avrebbero avvertito le volpi!"
Ma il vecchio Adam non aveva voglia di ridere, si era accorto che mancava un gallo.
Raccontò di quanto fosse stato un gallo eccezionale, di come, quando veniva distribuito il mangime, aspettasse pazientemente che mangiassero tutte le galline prima di farsi avanti, non era per niente litigioso ed Adam si spinse persino a supporre che la volpe se l'era portato via in quanto, volontariamente, era rimasto per ultimo indietro, facendo da scudo mentre le galline, che un attimo prima pascolavano liberamente, fuggivano verso il pollaio.

"Posso farti una domanda? La mamma non capisce cosa voglio dire." - chiese Luka a Yakov, quando furono rientrati in casa, stufo di giocare dopo una mattinata da mago.
"Sentiamo!"
"Noi... chi siamo? Intendo, io che ora parlo, che penso, chi o cosa sono? La mia mano? Certamente no. Posso usare la mano ma non sono la mano! La mia testa, il cervello? Che parte del corpo?"
"Nessuna parte del corpo! Tu utilizzi un corpo, in cui molte funzioni sono oltretutto automatizzate. Non devi ricordarti di respirare quando dormi! Chi sei tu, chi sono io, quindi? Un tempo, quando c'erano le biblioteche, queste erano piene di libri, non sempre intelligenti, a riguardo. Per ora posso dirti che non siamo, nell'essenza più intima, niente che si veda con gli occhi o si tocchi con le mani."
Luka, che avrebbe in seguito riflettuto su questa risposta, si rallegrò intanto del fatto che la sua domanda fosse stata capita.
"Visto che mi hai fatto una domanda," - aggiunse poi Yakov - "voglio fartene una anche io: secondo te si può fare un buco nell'acqua?".
Luka ci pensò un po', infine rispose affermativamente. Allora Yakov riempì un recipiente d'acqua e gli mostrò che per quanto si scavasse, l'acqua tornava subito nella sua posizione originale, mostrando una superficie perfettamente piatta.
"Sembrerebbe che non è possibile. Eppure ti confesso che io, persino oggi, alla mia età, sarei tentato di rispondere affermativamente come hai fatto tu, sebbene razionalmente non abbia senso. Chi lo sa! Si può fare un buco nell'acqua? Io non sono capace, ecco tutto quello che posso dire con certezza."

 

DARYA
 

Katanna aveva appena finito di raccontare due episodi della vita di Yeshe Tsögyel, la discepola preferita di Padmasambhava. Parlò di come per diversi mesi venne chiusa in una grotta insieme ad un uomo per praticare il rito, fino a sperimentare quelle che Katanna chiamò le 'quattro gioie', impossibili ad essere descritte con parole. Poi raccontò di come praticò per sette mesi, applicandosi giorno e notte, 'la coincidenza di piacere e vacuità' insieme a tre uomini.

La Grotta della Tempesta Ninfe, Sir Edward John Poynter, Giu. 2022

 

La Grotta della Tempesta Ninfe, Sir Edward John Poynter

 

Darya pensò che tutto questo fosse uno scherzo, che forse Katanna intendeva parlare di diverse ore (a voler essere generose!), e non mesi, in una grotta. Quanto alle gioie, non le tornava il conto e aspettava che Katanna chiarisse questo punto. Infine, sulla 'coincidenza di piacere e vacuità' insieme a tre uomini, pensò che Katanna usasse semplicemente un eufemismo per dire che la discepola - riporto qui l'espressione cruda ma senz'altro efficace di Darya - si fosse fatta arare per bene. "Buon per lei" - pensava ancora - "ma io cosa ci faccio qui?"

Passando a parlare del bisogno di violenza e dintorni durante il coito, in seguito ad una domanda che le era stata fatta, Katanna ammetteva in generale tutto ciò che avveniva in maniera consensuale se non che avvertiva esserci uno scollamento nell'individuo e nella coppia alla ricerca di sensazioni sempre più estreme in quanto si rimaneva unicamente nel centro più basso, il che - anche se questo Katanna non lo disse esplicitamente - equivale per l'essere umano ad abbassarsi al livello delle bestie. Vi era alla base un'incapacità di lasciarsi andare, accettandosi e fondendosi con l'altro, di comunicare oppure semplicemente una scarsa consapevolezza? Qui gli appunti di Darya sono incompleti. La stessa Katanna ammetteva poi alcune eccezioni, come forse era il caso per la setta cristiana dei Chlysti.
Ad un certo punto un uomo fece una domanda riguardo l'eiaculazione. Chiese cosa avrebbe dovuto fare se, preso dalla passione, non fosse stato in grado di controllarsi.
"Niente... se avete pianificato di avere un bambino." - fu la risposta di Katanna. "Può capitare di eiaculare se non si riesce ad incanalare l'energia verso i centri superiori ma non succede se tutto viene eseguito perfettamente. Comunque non dovresti farti violenza, non si tratta di 'resistere', avviene tutto molto naturalmente. Quando raggiungi questo stato, non c'è emissione del seme. L'emissione del seme porta ad una perdita di vitalità, tu invece vuoi aumentarla. Concentrati sul momento che vivi, sii presente, ascolta, respira: non pensare a cosa deve venire dopo."
Spiegò, prevalentemente alle donne, la 'costruzione dei confini' e, prevalentemente agli uomini, il rispetto di questi. Sottolineò diverse altre volte l'importanza dell'ascolto e del respiro, dell'accettazione del proprio corpo, si spinse ad affermare che il corpo umano sia l'unico templio nell'universo. Accennò ancora, nella breve introduzione del primo giorno, ad un'energia creativa da svegliare, mettere in circolo e bilanciare.
Darya annota questa frase, alla fine della pagina del diario di quella giornata, senza ulteriori spiegazioni: "Non commettere atti impuri".