"Yakov Abramovich, siete il benvenuto! Portateci per favore il tè e dell'acqua." - disse M. A. rivolgendosi prima a Yakov e dopo alla sua domestica.
"M. A.! Scusate se mi presento senza preavviso. Lui è Luka, in questi giorni è affidato a me."
M. A. fece un'occhiolino al bambino e poi rivolgendosi a Yakov disse: "Avrete i vostri buoni motivi."
Yakov passò un ritaglio di giornale a M. A. che lo lesse ed impallidì. Fissò Yakov, il quale pure lo fissava già da un po', negli occhi.
"Che significa?" - chiese infine M. A.
"Credevo che me l'avreste spiegato voi. Pensavo fosse opera di qualcuno dei vostri." - fu la risposta di Yakov.
Era piuttosto diffusa a quel tempo l'usanza di disporre di un piccolo esercito privato, tra le persone di una certa importanza, e M. A. non faceva eccezione.
"No. Vi avrei certamente messo a parte del piano."
Yakov era perplesso. Non dubitava della parola dell'amico, ma non trovava una spiegazione plausibile a quanto era accaduto all'ufficiale Zylyaev.
"Voi no, io no, allora chi?"
Nemmeno M. A. aveva dubbi sull'onestà di Yakov, e perciò fu molto confuso dalla notizia.
"Il cosacco?" - accennò infine, timidamente.
Yakov, anche se non lo riteneva probabile, aveva di suo già considerato questa ipotesi e si limitò ad annuire debolmente.
"Oppure qualcuno che ci vuole incastrare, o magari forzarci la mano."
"Forse altri avevano, per i fatti loro, dei conti in sospeso con questo Zylyaev?" - chiese M. A. ben poco convinto dell'ipotesi che aveva appena esposto, per via del fatto che la coincidenza temporale con la morte di Misha assomigliava ad una firma in calce.
"Sembra di trovarsi in un racconto di fantasia." - notò Yakov.
"Sarebbe auspicabile! Se noi due si fosse solamente personaggi di una storia partorita da qualche mente irrequieta... vedete, nei racconti di fantasia, la fantasia ha un limite. La realtà, invece, è illimitata."
Yakov, che si era recato da M. A. pensando di dissipare i suoi dubbi, se li trovò moltiplicati.
Osservò lo studio. Sul terrazzo vi era un telescopio, che aveva fin da subito attirato l'attenzione di Luka; immerso nei suoi pensieri e fantasticando a riguardo, non aveva neanche prestato grande attenzione alla conversazione dei due adulti. Sull'imponente scrivania vi erano impilati svariati libri, molti dei quali davano l'impressione di essere antichi. Fogli vari erano sparsi qua e là, mentre una pila ben ordinata di carte scritte a mano era parzialmente coperta da un foglio bianco con sopra scritto solo quello che doveva essere un titolo: "Trattato Cosmico della Pace Universale di Tutti gli Universi Passati, Presenti, e Futuri". Altri fogli ancora, completamente bianchi, erano impilati su una cassettiera.
"Scrivete?" - chiese Yakov, incuriosito, al suo amico.
"Oh, non fateci caso. Il titolo è uno scherzo. Lo cambierò quando me ne sarà venuto in mente uno idoneo."
"Che genere di libro è?"
"Si tratta di pornografia esoterica cristiana, vista da una prospettiva di Destra."
Yakov fece mente locale sul significato dei vari termini, cercando di permeare l'accostamento di parole che M. A. aveva appena fatto.
"Con Destra ho imparato a capire cosa intendete. Cristiano è un termine che non lascia spazio ad equivoci, sebbene affiancato a Destra apra subito il campo alle polemiche. Esoterico... sono sicuro che se controllassi su un buon dizionario verrei a capo del significato di questa parola. Ma pornografia, perché?"
"Sapete, quel 'vedo non vedo', che serve unicamente per attirare l'attenzione e rubare energia. Non lo faccio di proposito, scrivo con le migliori intenzioni, eppure a volte ho l'impressione che ciò che scrivo risulti equiparabile a della volgare pornografia."
"Beh questo potrò dirvelo quando mi concederete l'onore di leggere il vostro libro."
M. A. rise.
"Chissà quando."
Yakov notò tre libri aperti, e si permise di controllarne la copertina.Il primo era 'Luna Rossa', dove il colore rosso era, nuovamente, non da riferirsi al partito di Lenin, ma, in questo caso, al mestruo della donna. Il sottotitolo recitava infatti: 'Capire e usare i doni del ciclo mestruale', l'autrice era una certa Miranda Gray.
Il secondo libro si intitolava 'Per una nascita senza violenza - Il parto dal punto di vista del bambino', di un ostetrico francese: Frédérick Leboyer.
Il terzo libro... era proprio Quello proibito.
In quel momento entrò la domestica, un po' imbarazzata dal silenzio che era calato nel frattempo, portando il samovar con il tè e l'acqua, come aveva richiesto M. A.
Venne ringraziata, e la conversazione riprese solamente quando uscì dalla stanza.
"Ma questo è stupendo!" - affermò Yakov entusiasta, per la prima volta da molto tempo.
"Voi siete un rivoluzionario!" - ma qui commise forse una gaffe, e notando l'occhiataccia di M. A. subito raddrizzò il tiro: "Un rivoluzionario conservatore, naturalmente! Si sa, la rivoluzione è quel moto per cui un corpo, dopo un lungo giro, si ritrova al punto di partenza.".
M. A. rise nuovamente, benevolo.
Yakov pensò a Darya, per la prima volta da quando si erano visti prima della partenza di lei, e quasi con tenerezza. Si ricordò anche di Anna (o Vedanna, come si faceva chiamare), la sorella di Kateryna, grazie a cui era venuto a conoscenza, fin da ragazzino, del lavoro di Miranda Gray: il discorso dei cicli lunari gli aveva aperto tutta una serie di prospettive. Poi, di nuovo, gli tornò in mente quello strano sogno che faceva di tanto in tanto.

 

DARYA

 

Quando Darya aveva istintivamente abbracciato Katanna, l'aveva fatto senza pensare alle conseguenze. Fortunatamente, nessun cane robot si accorse del gesto, che restò, in maniera sorprendente, impunito.
Le due donne parlarono ancora per qualche tempo del più e del meno, poi Katanna si ricordò dell'apertura dei ponti levatoi e spiegò a Darya che era il caso di sbrigarsi, se non intendevano passare la notte all'aperto.
"Ti è mai capitato?" - aveva chiesto Darya.
"Oh. Più di una volta!" - era stato il commento divertito di Katanna. Ma poi una sensazione molto meno divertente l'aveva avvolta. Era come un senso di urgenza generale nella sua vita, quasi sentisse di doversi sbrigare nel portare a termine la sua missione perché quella stessa vita che abitualmente si tende a dare per scontata, poteva terminare da un momento all'altro senza preavviso. E tornare a casa a nuoto, di notte, per quanto fattibile teoricamente, era un'impresa piena di insidie: più spesso si doveva aspettare il nuovo giorno e ritentare. Vi era anche chi, un'esigua minoranza, come l'apostolo Pietro, riusciva a camminare sull'acqua, superando definitivamente il problema dell'alternarsi del giorno e della notte, dei ponti che si aprono e si chiudono e molti altri.

Darya, coperta solo da un pezzo di stoffa, diritta di fronte all'uomo, prese le mani di lui dentro le proprie.
Gli chiese se temesse qualcosa, quali fossero i suoi limiti e di cosa avesse bisogno. Poi, sempre con gli occhi fissi nei suoi, sincronizzò il respiro con il suo. L'uomo chiuse infine gli occhi.
Darya gli accarezzò le mani, poi, mantenendo sempre un certo contatto fisico - la mano di lei sfiorava il corpo di lui -, si spostò alla sue spalle, appoggiando le mani uno o due centimetri sopra la testa dell'uomo, all'altezza della corona. Fece lentamente scendere le mani lungo il corpo dell'uomo, mantenendo sempre le sue dita a quella distanza. Infine, giunta a terra, gli afferò dolcemente i talloni. Si rialzò, massaggiò leggermente la sua testa per una ventina di secondi, infine prese e tirò leggermente a sè due ciocche di capelli. Di nuovo, scendendo con le dita, ma questa volta mantenendo un leggero contatto con il corpo dell'uomo, Darya percorse la schiena, i glutei, le gambe fino ad arrivare ai piedi, ancora afferrando dolcemente i talloni. Eseguì nuovamente lo stesso movimento, poi una terza volta ma premendo più forte con le dita e appena con le unghie, quasi le sue mani fossero le zampe di una tigre. Sfiorando con le dita della mano sinistra il fianco dell'uomo si riposizionò di fronte a lui. Si chinò ai suoi piedi e questa volta eseguì il movimento di prima in maniera inversa, ovvero risalendo verso l'alto, percorrendo le gambe, sfiorando i genitali e poi il petto fino a carezzare il viso. Così per tre volte, e di nuovo tornò alle spalle dell'uomo. Fece un passo indietro, allargò le braccia di lui a formare una T, reggendole con le sue e facendo in modo che l'uomo si abbandonasse dolcemente all'indietro, come se avesse dovuto lasciarsi cadere nel vuoto. Darya, aiutandosi anche con il suo corpo, lo sorreggeva, mentre l'uomo cadeva sempre più, fin dove possibile senza rischiare di perdere l'equilibrio. Poi, riaccompagnando l'uomo verso la naturale posizione eretta e partendo dalla testa, scese con due dita componendo una spirale immaginaria fino ai piedi, girando quindi intorno all'uomo mentre gli sfilava e si sfilava il pareo di dosso, toccandolo appena. Baciò i piedi dell'uomo, si rialzò e gli mise una mano sul cuore, mentre con l'altra riprese una mano dell'uomo nella sua. L'uomo aprì gli occhi. Nudi, uno di fronte all'altro, i due sconosciuti si guardarono per alcuni secondi. Infine Darya disse, con la sua voce soave: "Io sono Te, e Tu sei Me. Fra di noi non c'è alcuna differenza."
Lo fece accomodare sul lettino, accese lo scalda olio ed il bollitore dell'acqua.
Si guardò intorno. Altre coppie stavano eseguendo lo stesso rituale, una aveva già iniziato il massaggio e Katanna stava dando una mano qua e là - e a volte due -, dove ritenesse che ce ne fosse bisogno.

Una giovane donna, che studiava psichiatria, i cui centri energetici apparivano come completamente bloccati, inibiti, aveva abbandonato il corso la mattina del secondo giorno, trovandosi profondamente a disagio.
Un'altra, giovanissima e 'simile ad una dea' - come annota Darya -, si trovava per la prima volta nuda di fronte ad un uomo anch'egli nudo. Per quanto, al contrario della prima donna, fosse in piena salute e si potesse presumere che straripasse di energia, non se la sentì di proseguire, nonostante avesse scelto di partecipare al corso in maniera assolutamente volontaria, senza subire alcun genere di pressione da nessuno.
Katanna aveva così chiamato due sue collaboratrici a sostituirle, in qualità di 'modelle', in maniera tale che non saltassero le coppie. Queste cose e molte altre capitavano abitualmente, era assolutamente normale e Katanna anzi incentivava queste reazioni spontanee, in quanto per lei la cosa più importante era non forzare nessun passaggio.
A Darya, che aveva preso fin da subito in gran simpatia la ragazza giovanissima, dispiacque vederla abbandonare, ma anche lei rinunciò a provare a convincerla di restare.

 

LUKA

 

Luka, chiesto il permesso, uscì sul terrazzo e si avvicinò al telescopio, osservandolo da vicino con estremo interesse. Uscì anche M. A., che rimosse il telo che proteggeva dalla sporcizia la parte superiore dello strumento.
"Posso guardare?" - chiese a M. A.
Si unì a loro anche Yakov, il quale notò che il Sole si trovava in quel momento proprio nella direzione in cui era puntato il telescopio.
"Vuoi guardare il Sole? La luce è tale che ti accecherebbe. Non ci è dato di contemplare il Sole con i nostri occhi." - gli spiegò M. A.
"Se vorrete farmi il piacere di rimanere per cena, più tardi usciremo a rimirare le stelle."