Quando aprì gli occhi, trovò, sdraiati sul pavimento affianco a lei, Yulya con il suo uomo, Sergiej, e un secondo uomo, anche lui del corso; tutti dormivano.
Si trovavano a casa di Yulya e Sergiej, i quali, non avendo un letto da offrire agli ospiti, avevano scelto per solidarietà di dormire anche loro per terra. Dopo aver lasciato la scuola avevano deciso di fare quattro passi tutti insieme. Yulya abitava non troppo lontano, sulla stessa isola di Katanna: l'isola Vasilyevsky, in prossimità della stazione della metropolitana Primorskaya. Avevano poi cucinato da lei, condividendo le razioni, per mezzo di una stufa a legna con forno, in quanto Darya si era lamentata di un attacco di fame improvviso e divorante, una sensazione di fame così forte come non l'aveva mai provata. Come Katanna le spiegò poi, doveva trattarsi del fatto che cercava di coprire con la digestione alcune forti emozioni emerse durante la meditazione.
Infine, essendo ormai tardi, era rimasta, come anche l'altro uomo, da Yulya per la notte.
Darya si guardò intorno. Dal cielo luminoso proveniva una luce che illuminava a giorno la stanza (come accennato, era quello il periodo delle notti bianche). Yulya e Sergiej dormivano abbracciati, mentre il secondo uomo, in disparte, dormiva su un fianco rivolto verso la parete e coprendosi gli occhi con una maglietta.

Permeata da una sensazione di benessere supremo, provò il desiderio di ringraziare qualcuno per tutto ciò. Così, alzandosi e sistemandosi vicino alla finestra, sebbene non l'avesse mai fatto prima e fosse piuttosto impacciata, si mise sottovoce a pregare Dio. Poi, sempre con un filo di voce, cantò qualche cosa, dondolandosi leggermente. Pensò a Luka, poi a Yakov.
Benché avesse dormito al massimo due ore, si sentiva enormemente riposata e, carica d'energia, non vedeva l'ora di cominciare la giornata.
Qualcuno l'abbracciò da dietro le spalle, stringendole il seno. Era Yulya, che sveglia già da un po', l'aveva ascoltata cantare.
Rimasero così, in silenzio, per alcuni minuti. Poi, il rumore dello scoppio di una bomba a pochi chilometri da dove si trovavano, li riportò sulla Terra.

Sebbene fossero tempi di pace, quasi di pace eterna, erano piuttosto frequenti quelli che Lenin chiamava 'attentati terroristici', i quali erano organizzati ed eseguiti - come documenta ampiamente il Loquacito - dal governo stesso, al fine di tenere la popolazione in un costante stato di terrore.
L'esplosione fece vibrare il vetro della finestra. Darya, senza potersi controllare, cominciò a tremare e a piangere.

 

KATANNA

 

Crux sancta sit mihi lux
Non draco sit mihi dux

Vade retro satana
Numquam suade mihi vana
Sunt mala quae libas
Ipse venena bibas

 

Katanna, mentre scendeva di ottimo umore le scale per raggiungere lo scantinato, fu fermata da un ragazzo, con il volto coperto da un sudicio pezzo di carta, che gli tappava il naso e la bocca e rendeva difficoltoso il distinguere i suoni che pronunciava. Questo, senza nemmeno salutarla, e come se un demone parlasse per mezzo delle sue corde vocali, la aggredì: "Ho visto che organizzate incontri fra più di tre persone! Devo segnalarvi sulla piattaforma Si-o-N?"
La piattaforma consentiva infatti, dopo aver votato, di cliccare un'altra volta sul pulsante N per fare delle segnalazioni cosidette "anonime", in realtà, ovviamente, perfettamente tracciate. A dire il vero, i protocolli anti-terrorismo obbligavano gli elettori a segnalare qualsiasi persona sospetta, non era qualcosa che uno poteva prendersi la libertà di non fare, pena il venir considerati complici.
Katanna, naturalmente, conosceva i protocolli di Si-o-N, o come si chiamavano, nondimeno sentiva di non aver alcun obbligo verso uno sconosciuto che le si rivolgeva a quel modo. Una mosca che le fosse ronzata vicino all'orecchio, le avrebbe suscitato più rispetto e desiderio di dedicarle attenzione. Tuttavia, con grande pazienza, e visto che non poteva scacciarlo, stava articolando una risposta, quando si sentì l'esplosione.
"Presto, al riparo, è pericoloso qui!" - gridò al ragazzo, tirandolo per un braccio ed accompagnandolo alla porta dell'appartamento di questi - "Mettetevi al sicuro!". Poi richiuse la porta e corse giù per le scale. Sebbene scossa dall'esplosione, aveva solo simulato l'emergenza; perfettamente padrona di sè, non pensò minimamente di mettersi al riparo, ma uscì, ormai con calma, dall'edificio per rientrare dalla porta attraverso cui si arrivava al seminterrato dove teneva le sue lezioni. "Tanto," - si diceva - "quando sarà la mia ora, non potrò fuggire da nessuna parte."
Tirò un sospiro di sollievo nel pensare che si era liberata di quel ragazzo brufoloso, tutto casa e videogiochi, almeno per un po'. Da dove infatti sarebbe dovuta partire, per intavolare una discussione? Tante cose egli non sapeva e nemmeno immaginava minimamente a proposito della vita e, quel che è peggio, di ciò non sospettava affatto!
Chiuse gli occhi alcuni secondi, per recuperare lo stato di tranquillità con cui si era svegliata.

 

Croce di San Benedetto, Lug. 2022

Croce di San Benedetto

 

 

Fece un respiro profondo, vivendo pienamente l'emozione del momento ma al tempo stesso prendendone le distanze, come osservandola da fuori e da lontano. Riconobbe la rabbia e la paura e, senza che Kateryna facesse nulla, a parte osservarle consciamente, queste perdettero qualsiasi potere su di lei, dissolvendosi.
Poi si chiese perché ancora le venissero mandati dal Cosmo dei maestri come il ragazzo dei videogiochi. Imparava lentamente e quindi rifaceva di continuo queste assurde esperienze? Ma cosa, precisamente, avrebbe dovuto imparare da ciò? Ringraziò il ragazzo di essere proprio ciò che era, lo perdonò per l'azione che aveva minacciato di compiere e perdonò sè stessa per l'essere lenta ad imparare la lezione. Fu grata al Cosmo per le sue conseguenze.

Era ancora molto presto: si mise ad organizzare gli appunti e a programmare la lezione. Ad un tratto l'occhio le cadde sul comodino dove teneva un vecchio libro, sulla copertina di rame erano incisi disegni meravigliosi. In un punto, il rame era diventato verde.
Sulla carta dell'ultima pagina era una breve dedica firmata da Yakov, che le aveva regalato il libro molti anni prima. Prese uno straccio e imbevutolo di aceto, aiutandosi con del sale grosso, sfregò delicatamente il rame nel punto in cui era ossidato. Dopo aver risciacquato con un po' d'acqua, asciugò subito la copertina e si mise ad ammirarla, viaggiando, con la mente, molto lontano: se nel passato o nel futuro, non avrebbe saputo dirlo, forse, semplicemente, su altri pianeti.
Il libro, senza titolo o autore, che Yakov aveva trovato al confine tra Russia e Cina, sviluppava una tesi curiosa ed insolita, perlomeno per quanto ho potuto verificare nei libri di mia conoscenza sull'argomento: la corrispondenza del secondo chakra con il pianeta Mercurio e con il dialogo. Ripropongo al lettore questa versione, pur con il dubbio che sia sbagliata, perché partendo da ciò l'anonimo si spinge audacemente a voler trovare una corrispondenza anche tra il Mercurio così contestualizzato ed il Mercurio dei Filosofi, l'ingrediente iniziale, di cui Pierre-Jean Fabre scrisse in Maniscriptum ad Fridericum:

Non è il Mercurio volgare e comune che di solito viene venduto tra i commercianti, che scorre come l'acqua e che fa non bagnare la mano, poiché la sua secchezza impedisce che si attacchi a ciò che tocca. Questa secchezza trattiene l'umidità e la ostacola, impedendole di bagnarsi. Il nostro Mercurio, quello di tutti i Filosofi, è diverso e distinto, anzi gli si oppone. Non bagna la mano, anche se è sale e proviene da una fonte salina, essendo una miscela di acqua e terra sciolta. Questo Mercurio è però di una qualità diversa da quella del volgare, poiché il nostro è caldo e umido. Chi è volgare è freddo e umido, quindi non si bagna.

Lo schema sarebbe il seguente: Marte -> attività/forza, collegata ad amore, Mercurio -> dialogo, collegato a creazione, Sole -> energia, collegata a limitazione, Venere, al centro -> amore, Giove -> creazione, Saturno -> limitazione, Urano -> Unità.

Katanna era ancora assorta nei suoi pensieri quando arrivarono, con largo anticipo, Darya, Yulya ed i due uomini.
"Non riuscite a dormire?" - chiese Katanna, alludendo al cielo sempre illuminato.
"Non vogliamo dormire." - rispose Darya sorridendo.
"Va bene, sentite, io ho bisogno di ancora un po' di tempo per sistemare gli appunti. Se volete potete iniziare a fare qualche esercizio di respirazione, oppure dare un'occhiata a queste schede sulle valvole energetiche nel nostro corpo, tecnicamente chiamate bandha. Sono argomenti che abbiamo trattato in maniera pratica ieri, qui trovate un po' di teoria che, come sapete, non è il mio punto forte. Le schede ve le lascerò ma non le leggeremo insieme perché abbiamo cose più interessanti da fare oggi." - e così dicendo guardò i suoi allievi uno ad uno negli occhi, sorridendo, come se volesse accertarsi che fossero pronti.
"Hai sentito anche tu l'esplosione?" - le chiese Yulya.
"Sì." - rispose Katanna, scrollando le spalle. "Che cosa vuoi farci? L'altro giorno ho sentito che la Thunderstorm ha proposto di mettere carne umana nelle razioni, per ridurre... come lo chiama... l'impatto ambientale, ecco. E del resto chi sa che non lo facciano già da tempo, specie in quelle razioni con gli hamburger e le patatine fritte. Tu ci metteresti la mano sul fuoco? Io no. Al vescovo di Nur Sultan l'idea piacerà senz'altro, se noti segue sempre a ruota. Questo è quanto veniamo considerati ai piani alti. Ad ogni modo, se ci pensi bene, non è molto diverso da come noi trattiamo i regni inferiori. Bene. Lasciamo da parte questi discorsi ora." - e così dicendo fece un gesto con la mano, come per accompagnare certi pensieri alla finestra.