"Ave, Pluto, morituri te salutant." - aveva detto un giovane Yakov, la notte dell'equinozio di primavera dell'anno del Signore 2023, osservando il bel cielo stellato. Se da una parte il dio degli Inferi nonché marito di Proserpina si stava ancora mettendo le scarpe, dall'altra, la situazione, nel suo complesso, era già degenerata e, a detta di Yakov, senza possibilità di recupero. Egli non immaginava certo che avrebbe vissuto tanto a lungo e anzi, a volte, in quei quasi vent'anni, gli era persino venuto il sospetto che la Morte lo ignorasse di proposito, come per dispetto.

 

Non pochi uomini credono di sbarazzarsi del Dio unico votandosi a parecchi altri. [Otto Weininger, Delle cose ultime]

 

Fu proprio in questi pensieri che si immerse quando M. A. S., che sedeva al tavolo con lui, dovette momentaneamente abbandonare la conversazione a causa di una visita imprevista che aveva ricevuto in tarda serata. Luka dormiva in un'altra stanza, con la figlia che M. A. aveva avuto dalla sua prima moglie, la quale era morta giovanissima, poco dopo il parto, a causa di un tumore al seno. Si chiamava - la sua prima moglie - Lyubov, e discendeva da una famiglia il cui padre aveva combattuto sul fronte opposto a quello che egli si immaginava esser rappresentato da M. A.. Aveva per questo diseredato la figlia, e, insieme con la moglie, non ne aveva più voluto saper niente. Del resto, sfortunatamente, era morto pochi mesi dopo al fronte, o così si riteneva, dato che il suo corpo non fu nemmeno trovato o riconosciuto. Lyubov, senza aver potuto riappacificarsi con la madre, a poco più di un anno di distanza ottenne così di ricongiungersi al padre, definitivamente.
La meravigliosa figlia di M. A. e Lyubov si chiamava Yulya ed aveva allora sedici anni. Suonava splendidamente il pianoforte, e quella sera aveva fatto sfoggio della sua bravura davanti a Yakov e Luka, incantandoli.
Come un simile fiore avesse potuto crescere e sbocciare nel deserto della Dnepropetrovsk del tempo, è uno dei tanti misteri che accompagnano questa storia di cui chi scrive non è riuscito a venire a capo.
Yakov, si diceva, era immerso nei suoi pensieri, quando, tra un freddo venticello di marzo ed uno stupendo cielo stellato si era ricordato di un particolare che gli aveva gelato il sangue nelle vene. In quel marzo del 2023 non c'era solo Plutone tra i suoi pensieri. Era allora follemente innamorato, e già da alcuni anni, di una fanciulla, sua coetanea, la quale a stento si era accorta che egli esistesse. Ma questo, ancora, non avrebbe significato nulla, se non gli fosse tornata in mente, mentre pensava a lei, la foto di Misha e Sofia che i servizi di informazione gli avevano recuperato quando lavorava ancora presso l'amministrazione della città. Qualcosa, nell'aspetto di Sofia, l'aveva fin da subito messo a disagio, ma non aveva saputo spiegarsi il motivo. Si ricordò in quel momento di alcuni particolari della biografia di Sofia che aveva letto velocemente senza prestarvi attenzione... si rese conto d'un tratto che tutto combaciava perfettamente: la sua fanciulla doveva essere la madre di Sofia. Quanto a Yakov... egli avrebbe potuto persino esserne il padre.
Era successo che la madre di Sofia, poco dopo il matrimonio, aveva cercato di sua iniziativa Yakov, il quale si era da tempo rassegnato. Fra i due c'erano stati momenti di intimità, ai quali Yakov aveva infine dato un taglio, dal momento che la sua richiesta a lei di lasciare il marito non veniva esaudita, con i pretesti più vari (fra cui un originale 'nella prossima esistenza'), ed egli non aveva intenzione di giocare tutta la vita a nascondino.
Dopodiché aveva promesso a sè stesso che mai più, in vita sua, si sarebbe innamorato.
Sofia era sua figlia? Si sentì girare la testa al solo pensiero, e pensando alle condizioni in cui era stato recuperato il corpo di lei ebbe un conato di vomito.
"Certamente mi sbaglio, è solo un'incredibile coincidenza." - si ripeteva, senza potersene convincere.

Mentre Yakov si tormentava, rientrò M. A., che lo informò della morte del rabbino Z, avvenuta il giorno prima ma che per diverse ore era rimasta avvolta in un segreto totale.
La notizia aveva tranquillizzato entrambi, preoccupati di finire incastrati dalla vicenda di Zylyaev, senza però chiarire minimamente quest'ultima e anzi infittendo il mistero. Del resto non escludevano di poter essere incastrati comunque.
"Davvero non volete mangiare niente?" - chiese M. A. a Yakov, che era a digiuno da qualche giorno.
"Niente, vi ringrazio molto. Ve l'ho detto che sarei rimasto solo per la compagnia!"
"Non avete bevuto neanche il tè!"
Effettivamente Yakov aveva l'abitudine di farsi portare il tè ovunque si recasse come ospite, facendo poi solo finta di berlo. Era uno stratagemma che aveva escogitato per evitare discussioni interminabili e di offendere i padroni di casa, che non avrebbero mai accettato un 'non voglio niente, sono apposto così'.
"Sapete, sono stati pubblicati nuovi messaggi in codice attraverso alcuni giornali online e la pagina delle notizie sul portale Si-o-N. Il fatto è che... non riusciamo più a decifrarli, pare che abbiano cambiato sistema crittografico. Le pagine 'Politica' e 'Cronaca' sembrano contenere dei messaggi senza senso, utilizzando il vecchio sistema. Temo che ci abbiano tagliato fuori dalle loro comunicazioni, forse si sono accorti di qualcosa. Beh, non credo che fossimo gli unici a sbirciare tra le righe. Vi sentite bene? Sembra che abbiate visto un fantasma!"
Yakov, infatti, era pallidissimo e, se con un orecchio ascoltava M. A., con l'altro gli pareva di risentire alcune frasi della madre di Sofia, da lei pronunciate in quella primavera del '23 e che acquistavano ora un senso del tutto nuovo e tremendamente luminoso. Per le vicende con la sua amata si era già duramente condannato in passato, ma che da questo errore fosse nata anche una figlia... ciò era inaccettabile per Yakov. Avrebbe preferito sprofondare sotto terra piuttosto che raccontare a qualcuno questa storia, ma, come se fosse guidato da una forza più grande di lui o non fosse pienamente cosciente di sè, cominciò ad illustrare a M. A. i suoi più che fondati sospetti.
M. A. ascoltò in silenzio, non sapendo cosa dire.
"Incredibile. Certo, se questo è vero, è terribile, voi scoprite di aver avuto una figlia... dopo la sua morte." - disse infine, pensando a Yulya e rabbrividendo.
Ci fu un lungo silenzio, poi M. A. notò: "Venirvi a cercare una volta maritata solo per poi continuare a giocare con voi come se fosse tutto uno scherzo, che faccia tosta!"
Yakov fece un gesto con le mani, come per chieder pietà.
Poi disse: "Aveva ragione Otto Weininger: le donne non hanno moralità, sono amorali, per cui sarebbe inutile giudicarle secondo il metro di una morale. Badate, ho detto amorali: non immorali. L'unico senso della donna nell'universo - e l'intento indubbio di ciascuna donna concreta - non è forse quello di dare all'uomo l'occasione di rendersi colpevole? Avete mai riflettuto - certamente lo avete fatto - sulle affinità tra sesso e assassinio, sesso e crudeltà? Pensateci: la donna concreta non esige mai rispetto dall'uomo, solo attenzioni. Non è forse questo di per sè un fatto rivelatore?"
"Non conoscevo questo autore. Davvero ha detto ciò?"
"Ha detto anche molto altro. Per esempio che ebraico è peggio di stupido nella stessa misura in cui l'etica è superiore alla logica. La colpa dell'ebreo - secondo Weininger - è il fatto di sorridere del bene, così come la colpa dello sciocco è di sorridere della saggezza. Gli ebrei sono fra i popoli ciò che le donne sono fra i sessi."
"Se qualcuno ci sentisse parlare ora, altro che zona N..." - disse M. A. in tono scherzoso.
"La libertà di parola! Eppure, se fermaste un uomo per strada, vi direbbe senza esitazioni che non c'è n'è mai stata così tanta! E sapete, in un certo senso avrebbe ragione. La libertà di parola è il risarcimento dato a coloro ai quali è stata tolta la libertà di pensiero. L'uomo della strada può dire davvero ciò che vuole."
M. A. annuiva, in silenzio. Poi si riallacciò al discorso precedente: "Beh, vi confesso di esser stupito - e il mio ego ne è sollevato - del fatto che anche voi, proprio come un comune mortale, abbiate amato una donna in gioventù. Pensavo che, arrivando da un altro pianeta, foste qui solo in viaggio d'affari. Magari mi rivelerete anche che avete un ombelico!"
Yakov rise: "Avete indovinato!"
Di nuovo ci fu silenzio.
"Mi pare di capire che voi vediate sempre un'Età dell'Oro alle porte."
"Sì, per chi sopravviverà a questa lunga notte... lo ritengo molto probabile. Non credo che l'umanità verrà spazzata via. Ma noi, caro M. A., non faremo in tempo a vederla e sembra che non avremo nemmeno il piacere di combattere un nemico a volto scoperto. Più simili a vestali che ad antichi guerrieri, il nostro compito è unicamente quello di tenere accesa la fiamma, senza contaminarsi col mondo."